VEGAFOBIA, L’ODIO VERSO I VEGANI

Discriminazioni: motivazioni e soluzioni per un dialogo migliore

Ridicolizzati e discriminati, spesso i vegetariani e i vegani sono oggetto di derisioni e microaggressioni da parte degli onnivori. Questo odio ha un nome specifico: Vegafobia.

Sebbene eventi di avversione si riscontrino già dai tempi di Pitagora e nell’età medievale fino all’epoca nazista, il termine viene usato solo nel 2007 in un’indagine chiamata “Vegafobia: discorsi dispregiativi sul veganismo nei giornali nazionali britannici”.

La sua vera comparsa, tuttavia, è ancora più recente. Dal 2010 nei vari Veggy Pride, il termine è stato impiegato sempre più spesso, fino ad arrivare, nel 2013, a concretizzarsi e strutturarsi grazie all’attrice e produttrice Jola Cora nel suo intervento intitolato “Vegafobia, che cos’è?”, durante la Conferenza dei Diritti degli Animali. In Italia è approdato solo nel 2016, attraverso interventi radiofonici.

Cos’è la Vegafobia?

La Vegafobia (o Vegefobia) è la discriminazione verso quelle persone che non aderiscono all’ideologia carnista, ovvero coloro che, per motivi etici, si rifiutano di mangiare carne. Insomma, è l’avversione irrazionale nei confronti delle persone vegetariane e vegane.
Le azioni vegafobiche possono manifestarsi attraverso frasi canzonatrici, battute di pessimo gusto che condannano lo stile di vita del vegano (o vegetariano). Purtroppo però possono anche sfociare in azioni di emarginazione e discriminazione su vari contesti (familiari, sociali, lavorativi).

Denominatore comune: la diversità

contributo Gustavo Torres – Pixabay

Molto vicino all’omofobia e al bullismo, la Vegafobia ha una valenza da non trascurare che spesso ha esiti fatali.

Sebbene non riguardi un’età specifica, è facile comprendere che le principali vittime siano minorenni, i quali, non riuscendo a sopportare la derisione, possono spingersi fino al suicidio.

Triste esempio è la morte del dodicenne vegano Louie Tom Fenton, costretto a mangiare da solo in mensa, a cui venivano lanciati pezzi di carne.

Bambini e bambine subiscono anche delle conseguenze indirette: famiglie o coppie vegane, infatti, sono ostacolate durante il percorso adottivo.

La causa? La convinzione che un’alimentazione priva di carne e derivati possa provocare danni fisici durante lo sviluppo.

Azioni concrete di Vegafobia si mostrano di frequente anche in festival specifici. In queste occasioni, fanno la loro apparizione carnisti che, con provocazione, consumano o si circondano di carne cruda ben esposta, o interrompono conferenze e discorsi. Un evento simile è accaduto anche in Italia, al Festival Vegano di Roma del 2017.

Le discriminazioni non si fermano solo in ambiti sociali, familiari e scolastici, ma spaziano purtroppo nei campi istituzionali ed economici. Scoraggiare l’uso di alcuni prodotti e servizi a causa di una più elevata tassazione, come si può vedere per il latte vegetale ne è solo un esempio.

Quello vaccino ha l’IVA al 4%, mentre le corrispettive alternative vegetali, come le comuni bevande a base di soia, hanno una tassazione del 22% in quanto considerate beni di lusso.

Perché esiste la Vegafobia?

L’ostilità contro i vegetariani e vegani potrebbe nascere come un meccanismo di difesa.

Persone che percepiscono come errato il mangiar carne sono le più inclini ad offendere ed attaccare per via di una “schizofrenia morale”.

Ci si trova tra due idee opposte e incompatibili: ciò ingenera tensioni e attrito, si innesca così un’azione volta a camuffare o ignorare la realtà dolorosa, con lo scopo di eludere le proprie responsabilità e aggirare un probabile cambiamento. Un attacco che spinge il proprio disagio verso l’altro.

Contributo Gerd Altmann – Pixabay

Le origini dei famosi cliché, come la preoccupazione costante per le proteine, per le piante, per i bambini, possono nascere anche da qui, per mostrare lacune e difetti nello stile di vita dei vegani.

C’è poi la controparte, ovvero i testimoni delle violenze quotidiane verso gli animali, che attraverso le loro azioni cercano di intervenire per difendere le vittime. Anche questa fazione è portata a scontrarsi con le proprie debolezze: l’impotenza, la rabbia, la frustrazione, il senso di inutilità, emozioni che possono tradursi in un confronto diretto, volto a far leva sul senso di colpa, carico di critiche e giudizi. Questo gruppo viene indotto ad assumere o un atteggiamento difensivo, annullando l’ascolto, oppure un atteggiamento aggressivo, colmo di rabbia. In entrambi casi il messaggio viene perso.

In che modo si può contrastare il fenomeno?

In quello che può apparire come uno scontro fra titani, un punto di intesa potrebbe ruotare intorno a una sana ed efficiente comunicazione che, però, deve prevedere un avvicinamento sicuro tra le due parti.

Basato sul rispetto dell’altrui persona il dialogo funzionale deve ricordarsi delle comuni debolezze umane e delle personali difficoltà: è necessario vi sia un confronto assertivo e non giudicante, aperto al nuovo, oltre che flessibile.

Ognuno può arginare i danni della Vegafobia: enti e istituzioni devono tentare di includere le esigenze dei vegani all’interno della società e migliorare l’aspetto civile, empatico e culturale delle persone; in casi di discriminazioni, aggressioni e ingiustizie è opportuno che qualsiasi persona, senza etichetta alcuna, esprima il proprio dissenso

E’ importante che questa avversione venga riconosciuta e condannata, permettendo la libera espressione personale e, in questo caso, una possibile libertà animale.

Purtroppo la vegafobia non è la sola conseguenza per chi sceglie uno stile di vita vegan.. Avete mai sentito palare di Vystopia?

Claudia Pomponi

Milano, 20/07/2021 – EB

2 pensieri riguardo “VEGAFOBIA, L’ODIO VERSO I VEGANI

  • 21 Luglio 2021 in 17:52
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    Bell’articolo e pienamente d’accordo sulla discriminazione da parte di carnivori nei confronti dei vegani e vegetariani.
    Alla base di tutto c’è il rispetto per le scelte dell’altro, non capisco perché si debba offendere chi cerca di fare qualcosa di buono per gli animali e il pianeta.

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  • 31 Luglio 2021 in 18:06
    Permalink

    Ciao Francesca, grazie per il commento!
    Spesso mi faccio la tua stessa domanda: “perché si deve offendere?”; purtroppo avere davanti ai propri occhi qualcuno che può personificare i propri sensi di colpa, le proprie incertezze, le proprie responsabilità e mostrare che un cambiamento è possibile, ecco che ci si rintana dietro uno scudo e si è pronti a impugnare l’arma pur di allontanare il motivo del nostro disturbo!
    Bisogna trovare il modo di rimanere “aperti”, ricettivi, vogliosi di agire; questo ovviamente può essere anche un discorso generale.

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