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REGNO UNITO: DIVIETO DI IMPORTAZIONE DI TROFEI DI CACCIA

Articolo di Alessandra Tedeschi

Il governo britannico, al fine di proteggere gli animali in via di estinzione, ha annunciato l’intenzione di vietare l’importazione di trofei di caccia.

Secondo il progetto di legge, annunciato a inizio dicembre 2021, i cacciatori che sparano e uccidono leoni, rinoceronti, elefanti, orsi polari e migliaia di altre specie minacciate, non potranno più riportare a casa i loro trofei di caccia.

Ne da notizia un articolo pubblicato dal National Geographic UK.

L’importazione dei trofei di caccia negli anni

trofei caccia

Dal 2015 ad oggi, i cacciatori britannici hanno portato a casa circa 5.000 trofei di caccia, di cui 996 di specie in via di estinzione.

Questi i dati, comunicati dall’All Parlamentary Group (APPG) on Banning Trophy Hunting, gruppo interparlamentare creato nel luglio 2021 in occasione dell’anniversario della famigerata sparatoria al leone Cecil, per fare pressione sul governo conservatore affinché onorasse l’impegno preso nel 2019 di vietare i trofei delle specie in via di estinzione.

In particolare, solo nel 2019, i cacciatori britannici hanno riportato in patria le zanne e le ossa di 15 elefanti africani, le pelli ed i crani di 34 babbuini, 27 trofei di ippopotami (inclusi denti e zanne), 12 di leopardi e 12 di leone.

Sondaggio sui trofei di caccia in UK

Alla fine del 2019 il governo ha lanciato un sondaggio sui trofei di caccia. Nonostante l’86% dei 44.000 intervistati si sia espresso in favore del divieto, non è stato preso alcun provvedimento.

Membro chiave dell’APPG, nonché autore della mozione parlamentare più recente, è stato il compianto Sir David Amess, assassinato nel suo collegio elettorale nell’ottobre 2021.

L’importazione di trofei negli altri paesi?

Nel 2015 la Francia e l’Australia hanno vietato l’importazione e l’esportazione di trofei di leoni. Nel 2016 i Paesi Bassi hanno vietato l’importazione di trofei di caccia di oltre 200 specie. E, proprio nel maggio di quest’anno, il Sudafrica ha annunciato piani per porre fine all’industria multimilionaria dell’allevamento di leoni destinati ad essere oggetto di caccia, sfruttati dall’industria del turismo o uccisi perché richiesti dalla medicina tradizionale.

trofei caccia

Un divieto “tra i più duri al mondo”

Il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e l’agricoltura (DEFRA) ha descritto l’imminente divieto del Regno Unito come “tra i più duri al mondo” e ha affermato che proteggerà quasi 6.000 animali minacciati dal commercio internazionale.

Il divieto del Regno Unito riguarderà anche oltre 1.000 specie considerate a rischio estinzione, come bufali africani, zebre e renne.

Negli ultimi 50 anni, c’è stato un calo del 60% della fauna selvatica a livello mondiale, con la popolazione di elefanti della savana africana che è diminuita di oltre la metà, mentre il numero di leoni africani selvatici è sceso a soli 20.000 negli ultimi 20 anni.

Ma cosa si intende per trofei di caccia?

Fondamentale per la legge è la definizione di “trofeo”.

Il DEFRA ha dichiarato al National Geographic UK che la sua definizione di trofeo di caccia si allineerà con quella della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES).

La definizione indica un trofeo come: “un animale intero, o una parte facilmente riconoscibile o un derivato di un animale…che è grezzo, trasformato o lavorato; è stato legalmente ottenuto dal cacciatore mediante la cac­cia per uso personale; nell’ambito del trasferimento dal paese di origine, è infine importato, esportato o riesportato, da o per conto del cacciatore, nello stato di residenza abituale del cacciatore”.

“Piacere, ostentazione e vanto”

La dottoressa Joanna Swabe, direttore senior affari pubblici di Humane Society International/Europe, sulla questione della caccia ai trofei e successiva importazione ha così dichiarato: “È vergognoso che l’UE sia il secondo più grande importatore al mondo (dopo gli Stati Uniti) di trofei di caccia, contando ogni anno quasi 3.000 trofei, tra cui leoni ed elefanti africani, rinoceronti neri, leopardi, zebre, ghepardi, linci e orsi polari”.

Swabe ha anche dichiarato: “Germania, Spagna e Danimarca rappresentano il 52% di tutti i trofei importati e i dati commerciali mostrano che il numero di importazioni di trofei è effettivamente aumentato costantemente di quasi il 40% durante il periodo analizzato, nonostante i sondaggi mostrino che la stragrande maggioranza dei cittadini UE si opponga alla pratica di uccidere animali selvatici per piacere, ostentazione e vanto”. Swabe ha infine aggiunto che la caccia di animali selvatici e in via di estinzione dovrebbe essere documentata da telecamere.

I trofei di caccia giovano alla conservazione delle specie?

Un articolo del 2016 pubblicato su Trends in Ecology & Evolution ha avvertito che un divieto generale dei trofei di caccia potrebbe portare a risultati peggiori quanto a conservazione delle specie.

Le entrate derivanti dalla vendita di licenze di caccia ai ricchi occidentali sono infatti destinate a finanziare i dipartimenti della fauna selvatica e le azioni contro il bracconaggio, oltre che altre attività di conservazione in generale.

Uno studio del 2015 ha riportato, ad esempio, che la Wildlife Division in Tanzania ha ricavato il 60% delle sue entrate dalle tasse provenienti dalle licenze di caccia.

Inoltre, una parte delle tasse di caccia viene spesso accantonata per essere restituita alle comunità locali sotto forma di investimenti in scuole, ospedali, pozzi d’acqua e altro ancora.

Cattiva gestione e corruzione

Tuttavia, i suddetti vantaggi di conservazione delle specie non sempre sono realizzati. Cattiva gestione e corruzione possono impedire al denaro di giungere a destinazione.

Nel 2017, ad esempio, gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di trofei di elefanti dallo Zimbabwe e dallo Zambia per il rischio concreto che le entrate derivanti dalle tasse di caccia non fossero investite in azioni di conservazione delle specie.

Alcuni scienziati hanno anche espresso la preoccupazione che i programmi di caccia di alcuni paesi non si basino su dati scientifici solidi, il che significa che è permesso uccidere troppi esemplari di una determinata specie.   

trofei caccia

Uccidere per sport

Altri scienziati si oppongono, per una questione di etica, all’uccisione di animali per sport. Abbiamo trattato l’argomento anche nell’articolo “Trofei inutili e insanguinati”.

“Uccidere gli animali più grandi o più forti, che svolgono un importante ruolo ecologico nella diversità genetica e nella resilienza, mette a rischio la conservazione delle specie, sconvolge le strutture sociali del branco e indebolisce i pool genetici degli animali selvatici, che già devono affrontare una miriade di minacce”, ha affermato la dottoressa Swabe.

“L’argomento della conservazione”, prosegue la dottoressa “è una farsa impiegata da persone che sanno che è sgradevole ammettere che provano piacere a uccidere animali per divertimento e per scattarsi selfie di cattivo gusto. Con la stragrande maggioranza dei cittadini dell’UE contraria all’uccisione, è tempo per gli Stati membri dell’UE di vietare l’importazione di trofei”.

Posizioni differenti in Africa

In Africa, le posizioni sulla caccia ai trofei differiscono da paese a paese.   

Il Kenya, ad esempio, ha vietato la caccia ai trofei dal 1977. Mentre il Botswana ha annullato il divieto di caccia solo di recente.

Nel luglio 2020 una lettera aperta è stata inviata dai leader delle comunità di sette paesi dell’Africa meridionale ad un gruppo di celebrità britanniche attiviste per i diritti degli animali per invitarli a “smettere di usare la loro influenza per minare i diritti delle persone povere e mettere a repentaglio la conservazione della fauna selvatica nella regione”.

trofei caccia avorio

Ivory Act

Quella dei trofei di caccia, non è l’unica mossa del governo britannico per fermare il commercio di animali.

Il prossimo anno entrerà in vigore anche l’Ivory Act, che introduce un divieto quasi totale di importazione, esportazione e commercio nel Regno Unito di articoli contenenti avorio, indipendentemente dall’età dell’oggetto d’avorio.

E’ forse iniziato il lungo cammino dell’uomo verso il riconoscimento del più elementare dei diritti,

quello alla vita di ogni essere vivente.

Ci auguriamo che sia un cammino di perseveranza, come quello dell’elefante, e che venga percorso nel più breve tempo possibile, come farebbe un ghepardo.

Milano, 10/01/2022 – GC

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