BIOACUSTICA: IL SUONO DELLA DEFORESTAZIONE

Le foreste ci parlano, basta saperle ascoltare – Articolo di Alessia Bosani.

La deforestazione è la trasformazione di una foresta in un altro tipo di habitat con danni alla flora e alla fauna.  Secondo il rapporto di valutazione globale, redatto dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), dal 1990 al 2020 il nostro pianeta ha perso circa 420 milioni di ettari di foreste.
Nuove scienze, come la bioacustica, stanno agendo per studiarne gli effetti.

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Foto di lefteye81 da Pixabay

Perché sono così importanti le foreste?

Il processo di deforestazione si deve in gran parte alla conversione delle foreste in terreni agricoli, o per dare spazio agli allevamenti di animali.

Eppure dalle aree verdi dipende la vita nostra e del pianeta.

Le foreste proteggono le acque e il suolo, mitigano gli effetti del cambiamento climatico e sono casa del 75% della biodiversità della terra.

Capire i danni della deforestazione con la bioacustica

Per combattere questo processo sono state create le aree protette. Ma quanto sono efficaci questi rimedi?

La rivista Science ha pubblicato un articolo riguardo un nuovo metodo: la bioacustica.

Nelle foreste viene registrato il “paesaggio sonoro”, cioè l’insieme dei suoni o dei silenzi. Il risultato mostra quale e quanta vita ci sia nell’ambiente. Finora, i dati sono stati molti ma poco chiari: le immagini raccolte sono state poco esaustive.
Tuttavia negli ultimi anni, alcune aziende si stanno muovendo per migliorare queste informazioni. Con l’uso di cellulari o microfoni le risposte sono sempre più efficaci. Grazie all’uso di questi dispositivi si può notare l’assenza di suoni naturali e la presenza di rumori artificiali (come motoseghe, auto, camion, persone o spari). I risultati sono utili sia per informare l’opinione pubblica, che per avvisare persone pronte ad agire in casi d’illegalità.

Bioacustica e aree protette: da dove nasce questa idea?

L’idea di unire la bioacustica e le aree protette è di Zuzava Burivalova, un’ecologa della Princeton University specializzata nelle foreste tropicali.

«Penso che sia davvero entusiasmante che diversi gruppi di ricercatori stiano lavorando su paesaggi sonori in modo multidisciplinare. Si riuniscono persone con diversi talenti ed esperienze: scienziati informatici, musicisti, ecologisti, narratori e fisici. Penso che sia esattamente ciò che richiede la conservazione: persone con tutti i tipi di abilità e talenti». Cit. Zuzana Burivalova

Se sei preoccupato per i troppi rumori nel mondo naturale, qui puoi trovare un articolo sull’inquinamento acustico.

A. Bosani

Milano, 03/01/22 – CP

 

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