INQUINAMENTO ACUSTICO, QUANDO IL RUMORE FA DANNI SILENZIOSI

Dopo quello atmosferico, il problema più rilevante per gli ecosistema e animali

Sebbene negli ultimi anni si sia iniziato a discutere sempre di più dell’impronta distruttivo delle attività antropiche a livello atmosferico e marino, altre forme di inquinamento sono messe in secondo piano, nonostante siano rilevanti nei cambiamenti ambientali.

Tra queste, la medaglia d’argento, spetta all’inquinamento acustico, definito dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il più rilevante problema ambientale europeo dopo quello dell’atmosfera.

Cos’è l’inquinamento acustico?

L’inquinamento acustico è una forma di contaminazione sonora causata dalla presenza eccessiva e costante di rumori, non per forza di alta intensità, che vanno ad incidere non solo sulla salute umana, ma anche su quella degli ecosistemi e degli animali.

Le principali sorgenti derivano dalle attività umane, che di anno in anno aumentano con l’avanzata dell’urbanizzazione ambientale. Traffico veicolare, o altri trasporti (aerei, navi, treni…) sono gli esempi più evidenti.

Quali sono i danni alla fauna selvatica?

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Foto di TimKvonEnd da Pixabay

I forti rumori possono arrivare a causare lesioni e corrompere irrimediabilmente il sistema uditivo. La sordità negli animali selvatici ostacola la loro sopravvivenza: spegne il senso dell’orientamento, contribuisce a far diventare delle facili vittime, e, ancora, non potendo più ricevere e mandare richiami, isola da branchi e stormi. Sordità, quindi, equivale a morte.

L’inquinamento acustico, inoltre, ostacola la comunicazione tra gli esemplari, minando la riproduzione, l’avviso di pericoli e la semplice socializzazione.

I danni raggiungono anche le piante e la loro propagazione: alcuni roditori hanno bisogno di silenzio per sotterrare i semi e percepire possibili pericoli.

E, seppure ancora poco studiati, anche gli insetti subiscono gravi danni. I rumori prodotti dall’uomo sono molto più forti dai suoni emessi da questi minuscoli animali, che si vedono costretti a spostarsi in zone più tranquille, seguiti da uccelli e altri predatori. Si compromette così non solo la catena alimentare, ma l’intera nicchia ecologica.

Esistono dei rimedi?

Piccole e grandi azioni sono tutte fondamentali per la salvaguardia del silenzio naturale.

A livello urbanistico si può sostituire la pavimentazione stradale con un asfalto più morbido, si possono progettare case dotate di una minore dispersione di suoni, si potrebbero riprogettare i flussi di traffico e riconsiderare i limiti di velocità, in rapporto all’inquinamento atmosferico.

A livello istituzionale è opportuno sanzionare le attività che non rispettano le regolamentazioni sul disturbo acustico, e incentivare soluzioni meno rumorose o nuove alternative.

Fondamentale è la sensibilizzazione umana. Osservare la nostra impronta sonora nelle scelte quotidiane è di estremo bisogno. Utilizzare macchine silenziose, scegliere le bici, decidere di non partecipare ad eventi rumorosi siti nel verde e far sentire il proprio sdegno; rispettare i luoghi naturali nelle personali gite fuori città.

Se davvero ci è a cuore l’organismo di cui facciamo parte, è essenziale preservare e difendere il silenzio come uno dei beni più preziosi.

Amare vuol dire soprattutto ascoltare in silenzio.(Antonie De Saint-Exupery)

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Claudia Pomponi

Milano, 29/09/2021- IM

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