ALLEVAMENTI SUINI IN SPAGNA

Inquinata una delle più grandi riserve d’acqua d’Europa

L’inquinamento causato da centinaia di allevamenti intensivi di suini potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale nella distruzione di una delle più grandi lagune di acqua salata d’Europa. Lo rivela un articolo pubblicato su The Guardian, noto quotidiano britannico.

Morìa di pesci

I residenti della regione sud-orientale della Murcia, in Spagna, hanno lanciato l’allarme ad agosto di quest’anno, quando decine di pesci morti hanno iniziato a depositarsi sulle rive della laguna del Mar Menor.   

In pochi giorni, il bilancio è salito a più di cinque tonnellate di carcasse in decomposizione, disseminate su spiagge che un tempo erano una delle principali attrazioni turistiche della zona.

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Secondo quanto dichiarato dagli scienziati, la causa della  morìa di pesci sarebbe da individuare in decenni di scarichi di liquami contenenti nitrati. Tali scarichi    avrebbero innescato vaste fioriture di alghe, le quali hanno impoverito l’acqua di ossigeno, tanto da soffocare i pesci.

Il fenomeno dei pesci morti sulle rive del Mar Menor di quest’estate è stato l’ultimo capitolo di un declino ambientale durato decenni. Nel 2016, le fioriture di alghe hanno trasformato le acque del Mar Menor in una densa zuppa verde, mentre nel 2019 migliaia di pesci e crostacei morti si sono riversati sulle sue coste.

I Governi

Per contenere l’emergenza di quest’estate, il governo regionale ha vietato l’uso di fertilizzanti entro 1,5 km dalla laguna. La colpa del disastro? L’ampia distesa agricola che costeggia la laguna.

Il governo centrale è stato invece più diretto, accusando i funzionari locali di negligenza nell’irrigazione dei campi.

Ma nessuno dei due governi ha accennato agli allevamenti di suini. proliferati negli ultimi dieci anni nel bacino idrografico del Mar Menor.

Rapporto del ministero dell’ambiente

Già nel 2019 un rapporto del ministero dell’ambiente spagnolo aveva stimato che gli allevamenti di suini (che all’epoca contavano quasi 800.000 animali) potevano essere responsabili del 17% dell’azoto immesso nella falda acquifera del Mar Menor.

Le fotografie dei droni e le immagini satellitari dell’area, raccolte a settembre dai giornalisti che lavorano alla nuova indagine, sembrano mostrare scarti di suini fuoriuscire da vasche di liquami, scaricati su terreni vicini o sistemati in grandi buche nel terreno.

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I risultati dell’indagine fanno eco al rapporto del 2019 del ministero dell’ambiente. Secondo tale rapporto, durante le ispezioni fatte al 10% dei pozzi di liquami nel bacino del Mar Menor, è stato riscontrato che in oltre il 90% dei casi non sono state rispettate le normative secondo cui i rifiuti dei suini devono essere conservati in stagni impermeabili chiusi.

“Sono state rilevate gravi carenze nelle strutture per lo stoccaggio dei rifiuti di bestiame. L’impermeabilizzazione è quasi inesistente, consentendo ai rifiuti di penetrare direttamente nel terreno con conseguente contaminazione della falda acquifera. È ovvio che la principale fonte di inquinamento nel bacino del Mar Menor, dove ci sono circa 450 allevamenti di suini di cui nessuno parla, è l’agricoltura intensiva”, ha affermato María Giménez Casalduero, professoressa all’Università di Murcia e coordinattice regionale del partito politico Más País. La Giménez Casualdero ha dichiarato che “è come se concedessimo un’amnistia all’industria dei suini”.

Ma il governo regionale ha smentito il rapporto del ministero dell’ambiente del 2019, affermando che “gli stagni sono impermeabilizzati naturalmente, un metodo riconosciuto dalla legislazione nazionale, sia attuale che precedente”. Ha inoltre aggiunto che questo metodo di isolamento è stato consentito quando si è ritenuto che il suolo avesse una bassa permeabilità, con pochi rischi di contaminazione della falda acquifera.

Esportazioni di carne suina

Il numero di suini nella regione della Murcia è salito a livelli record.

In generale, più di 56 milioni di suini sono stati macellati in tutta la Spagna lo scorso anno. 3 milioni in più rispetto al 2019. L’impennata della domanda di esportazioni vede quest’anno la Spagna pronta a superare la Germania come principale produttore di carne suina dell’UE.

Quasi la metà della domanda di chorizo, del filetto e del lardo spagnolo, proveniva dalla Cina, che tra l’altro ha perso circa il 40% dei suoi suini a causa di un focolaio di peste suina africana, una malattia che provoca la morte dei suini.

Ambiente o fatturato?

“Mar Menor è un campanello d’allarme. Se vuoi rifornire la Cina di jamón (prosciutto) lo fai distruggendo il territorio e diventando una discarica…” Cit. Casalduero.

Ma quella dei suini è un’industria il cui fatturato nel 2019 ha superato i 15 miliardi di euro.

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“Dobbiamo decidere: fino a che punto possiamo continuare a sfruttare le nostre risorse naturali e ad avere un impatto devastante sul nostro ambiente allo scopo di soddisfare i mercati internazionali? La regione della Murcia non può diventare il gabinetto d’Europa”, ha aggiunto Casalduero.

Crescita incontrollata degli allevamenti   

I funzionari della regione, insieme ai comuni del bacino del Mar Menor, sono stati restii a reprimere la crescita dell’industria suina, ha affermato Andrés Pedreño Cánovas, professore di sociologia all’Università della Murcia. “Gli allevamenti di suini sono cresciuti senza alcun controllo, creando una bolla guidata dai mercati internazionali e in particolare dalle esportazioni in Cina. Ma le bolle scoppiano sempre. Questa lascerà dietro di sé un territorio devastato, inquinato e in crisi”, ha aggiunto il professore.

Interporc Spagna, che rappresenta il settore del suino bianco (razza ampiamente utilizzata negli allevamenti intensivi), ha dal canto suo affermato che l’industria spagnola sta compiendo da anni “grandi sforzi” per proteggere l’ambiente. “In Spagna, oltre il 90% dei liquami di suini viene riutilizzato per sostituire i fertilizzanti, ma può anche essere trattato e trasformato in energia elettrica”, si legge in una dichiarazione scritta.

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Interporc Spagna ha anche precisato, in relazione al rapporto del 2019 del ministero dell’ambiente, che “non si possono rilasciare dichiarazioni sull’intero settore a causa di alcuni episodi in cui sono stati commessi degli errori”.

Errori, tanti, che l’ambiente sta pagando a caro prezzo.

Alessandra Tedeschi

Milano, 16/11/2021 – EB

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