AMBIENTENEWS

COP26. SOLUZIONI CLIMATICHE PRESSOCHE’ IGNORATE

Otto soluzioni climatiche incredibilmente ovvie che i governi spesso ignorano

CRISI CLIMATICA

In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26), l’associazione no-profit americana Sentient Media aveva stilato e pubblicato un elenco di azioni che i governi di tutto il mondo possono intraprendere per proteggere il pianeta dal disastroso impatto degli allevamenti intensivi sul clima.

Questione di scienza   

Lo dice la scienza. La crisi climatica è causata dall’uomo e gli allevamenti intensivi giocano sicuramente un ruolo importante.

Un recente studio sostiene che gli alimenti di origine animale rappresentano il 57% delle emissioni di gas serra provenienti dall’agricoltura, mentre gli alimenti a base vegetale ne rappresentano solo il 29%.

Questione di marketing

Le industrie di carne, uova e prodotti lattiero-caseari hanno dichiarato di voler dare una svolta ai loro prodotti rendendoli più sostenibili. Viene spontaneo chiedersi se il loro impegno per la sostenibilità sia solo uno stratagemma di marketing per tentare di  salvare la faccia davanti a consumatori sempre più attenti al clima.

É chiaro che non possiamo credere che l’industria degli allevamenti intensivi ponga in essere da sola soluzioni climatiche efficaci.

Le soluzioni proposte da Sentient Media.

1. Regolare le emissioni degli allevamenti intensivi

Questo punto dovrebbe essere scontato, ma non lo è. Le aziende produttrici di carne e prodotti lattiero-caseari continuano ad operare senza che vengano posti dei limiti alle emissioni, ma in questo modo si sta letteralmente andando incontro ad una distruzione su larga scala del nostro pianeta.

allevamento intensivo esterno
2. Investire nella produzione di proteine ​​alternative

Le grandi aziende produttrici di carne e prodotti lattiero-caseari negli ultimi anni hanno investito molto nelle proteine alternative. Considerevoli sono stati gli investimenti di Nestlé, Tyson Foods, JBS, Hormell, Cargill, Smithfield e Unilever, per citarne solo alcuni.  E’ però tempo che siano i governi a scendere in campo finanziando nuove ricerche sulle proteine ​​alternative, condividendo le ricerche e collaborando con i leader del settore per immettere nuovi prodotti sul mercato.

3. Mettere in atto una moratoria sugli allevamenti intensivi

L’industria degli allevamenti intensivi è in crescita e la domanda di prodotti animali è ai massimi storici.

E intanto la crisi climatica si fa sempre più preoccupante.

Un modo per regolamentare l’industria degli allevamenti intensivi è mettere in atto una moratoria sui nuovi allevamenti intensivi.

Tanto più che ha già funzionato. Nel 1997, infatti, lo Stato della Carolina del Nord ha disposto una moratoria sui nuovi allevamenti di suini. Da allora, in 23 anni non sono stati costruiti nuovi allevamenti di suini. Oggi gli attivisti contro i cambiamenti climatici chiedono moratorie per gli allevamenti intensivi in ​​California e Iowa, citando, tra le altre preoccupazioni, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Il senatore Cory Booker ha persino chiesto la fine dell’espansione incontrollata dell’industria degli allevamenti intensivi a livello nazionale.

4. Capire cosa significa essere sostenibili

Allevamenti intensivi e sostenibilità non sono conciliabili. Eppure le grandi aziende di carne e prodotti lattiero-caseari (e persino l’USDA, United States Department of Agriculture), per far presa sul consumatore e influenzarlo, accostano sempre più spesso questi due termini.

CARNE COLTIVATA

Ecco perché occorre pretendere trasparenza.

Uno dei modi più veloci ed efficaci per essere trasparenti?

Apporre sui prodotti delle etichette che indichino la quantità di anidride carbonica emessa per produrli. Uno studio recente ha infatti dimostrato che, laddove si forniscano ai consumatori informazioni chiare e precise su quanto il prodotto che stanno acquistando sia dannoso per il clima, i consumatori preferiscono acquistare prodotti alternativi meno impattanti (ad es. un sostituto della carne anziché la carne stessa).   

Cosa accadrebbe se i governi di tutto il mondo rendessero obbligatorie tali etichette? Un sogno irrealizzabile?

Certo, ma da qualche parte dobbiamo pur cominciare!

5. Smettere di finanziare la distruzione del clima

I governi mondiali spendono ogni anno 540 miliardi di dollari in sussidi all’agricoltura di cui una grossa fetta va alle grandi aziende produttrici di carne e prodotti lattiero-caseari. I soli Stati Uniti nel 2020 hanno speso 52 miliardi di dollari in programmi agricoli, ma, secondo quanto dichiarato dall’Agriculture Fairness Alliance, i produttori che coltivano gli alimenti più salutari del pianeta (quali frutta, verdura, legumi, cereali, noci e semi) hanno ricevuto solo dal 5% all’11% di quei 52 miliardi di dollari.

Inoltre, durante la pandemia, i fondi di emergenza hanno aiutato a tenere in vita alcune delle aziende produttrici di carne più inquinanti del mondo.   

La soluzione più ovvia sarebbe stanziare denaro per i sistemi alimentari che tutelano la salute umana e salvano il pianeta invece che distruggerlo.

6. Incoraggiare i cittadini a passare a diete a base vegetale

Sebbene alcuni paesi abbiano già intrapreso questa strada – il Canada, ad esempio, ha recentemente tolto il gruppo lattiero-caseario dalle sue linee guida alimentari – questo cambiamento non è ancora in atto a livello mondiale.

Secondo il rapporto Eat-LANCET, se vogliamo salvare il pianeta il consumo globale di frutta, verdura, noci e legumi deve raddoppiare entro il 2050 e il consumo di carne rossa e zucchero deve essere ridotto di oltre il 50%. E se è vero che le azioni individuali contano, è anche vero che il loro impatto sarebbe più forte se ogni paese ad alte emissioni, in particolare quelli del Nord del mondo, modificasse le sue raccomandazioni alimentari secondo le indicazioni di Eat-LANCET.

Per gli Stati Uniti, in particolare, ciò significherebbe adottare linee guida dettate dalla scienza e non dai lobbisti dell’industria della carne!

7. Servire solo cibi a base vegetale alle cerimonie ufficiali del governo

Quando nel 2017 il ministero dell’Ambiente tedesco ha eliminato carne e pesce dal menù delle cerimonie ufficiali del governo e ha affermato che tutto il cibo servito doveva essere di stagione, prodotto in aziende biologiche e proveniente dal commercio equo e solidale, ci sono state delle contestazioni.

Ma i governi non dovrebbero forse fungere da modelli per i loro cittadini, un pò come fanno i genitori che mangiano le verdure per incoraggiare i propri figli a fare lo stesso?

8. Pagare gli agricoltori per coltivare vegetali

La Danimarca è stata il primo paese ad annunciare, recentemente, un piano per finanziare la coltivazione di alimenti di origine vegetale, assegnando bonus agli agricoltori che coltivano vegetali per il consumo umano.

AGRICOLTURA TRATTORE
Foto di David Mark da Pixabay

Questo programma di incentivi messo in atto della Danimarca a favore del clima potrebbe fungere da esempio anche per altri paesi.

Queste otto soluzioni sono solo alcune delle azioni che si possono intraprendere per risolvere il problema del riscaldamento globale.

Ma poiché non c’é più tempo, ognuno di esse è di fondamentale importanza.

Per conoscere i danni da allevamenti intensivi, clicca QUI.

Alessandra Tedeschi

Milano, 09/11/2021 – GC

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