NON SARÒ ALLEVATORE
Vita vissuta:
“Ciao mi chiamo Angelo.
Ero un macellaio, ci sono nato macellaio.
Mio padre aveva una macelleria dove mi faceva lavorare fin dalla più tenera età .
Venivo condotto al mattatoio nei giorni della macellazione dei buoi, dei maiali e degli agnelli . Ho lavorato anche al macello dei polli. È stata una vita pesante e di sicuro non la auguro neanche al mio peggior nemico.
In quei luoghi maledetti ho vissuto ogni genere di orrore .
Ricordo, il Lunedì, molto prima dell'alba, quando ancora mezzo addormentato, si ammazzavano le "bestie" .
Mio padre, degno erede di una lunghissima stirpe di macellai, volle insegnare pure a me il "mestiere".
Si attendeva che il macello aprisse il cancello.
L'aria sapeva di morte, si udivano al di là i lamenti degli animali stipati dentro i camion, nei loro ultimi minuti di vita .
Appena aperto, le bestie venivano scaricate in malo modo .
I maiali rinchiusi in piccoli box venivano poi afferrati violentemente e portati uno per volta in una sala coperta, le urla e la disperazione erano strazianti. Li aspettava la morte.
Capitava che, in preda al terrore di ciò che li attendeva, si facessero i bisogni addosso; spesso cercando la fuga si procuravano anche delle ferite.
La morte arrivava per mezzo di un colpo di pistola alla testa, poi sgozzati.
Il mio compito era raccoglierne il sangue con un recipiente che mescolavo a mani nude velocemente perché non coagulasse .
Ne raccoglievo una cinquantina di litri e serviva per la preparazione del sangue in dolce e quello pepato, il cosiddetto "sanguinaccio".
Ho visto ogni genere di sofferenza e di tortura: animali presi a bastonate, calci eccetera.
La violenza era il denominatore comune.
I maiali, che si muovevano ancora, venivano passati al lanciafiamme, lì i peli bruciati venivano raschiati con acqua e un coltello. In seguito i maiali venivano appesi al garretto e sventrati.
Ricordo che, quando poi si sezionavano i quarti, le carni avevano ancora dei sussulti muscolari.
Non dimenticherò mai il fortissimo odore dei peli bruciati, il pavimento era completamente allagato dal sangue e dagli escrementi .
Leggevo il terrore negli occhi di questi poveri esseri che, di volta in volta, si avvicendavano per essere uccisi senza nessuna pietà.
Questo e tanto, troppo altro hanno visto i miei occhi.
Centinaia, migliaia di vittime sacrificate in quei terribili lager.
A volte capitava di andare al mattatoio di Quartu S. Elena. Lì la variante – e per questo non ci volevo mai andare – era che al posto della pistola, per tramortire i maiali si usava prenderli a sprangate in testa.
Questo era il massimo della cattiveria perché spesso ci volevano anche dieci colpi e molto tempo prima di riuscire a stordire il terrorizzatissimo animale.
Ho visto maiali scappare con la testa e le orecchie ridotte in una sanguinolenta poltiglia.
Ecco: questo è il massimo dell'orrore che posso testimoniare. Una volta vidi un agnello venire appeso alla ganciera e sbudellato senza essere stato sgozzato.
Si, dico sgozzato perché prima non si usava stordire gli agnelli con la corrente come si fa al giorno d'oggi.
Ero appena un bimbo, ma già capivo che c'era qualcosa di sbagliato, di terribile in tutto ciò.
Qualcosa da combattere, qualcosa cui porre rimedio.
Passò qualche anno. Divenni più grande e la mia sensibilità e ribellione crebbero sempre più.
Mi chiedevo come potesse conciliarsi il fatto di amare la vita e ucciderla al tempo stesso. E arrivò il momento di dire basta.
Avevo ormai diciannove anni. E smisi.
Pensai: meglio non avere un mestiere, se deve essere questo, meglio povero in canna.
Qualcosa mi inventerò. E così misi le basi per quello che sarei diventato.
Attualmente ho cinquantadue anni, sono vegetariano, quasi vegano. Sono un animalista convinto e felice, sereno con la mia coscienza. Vivo in campagna circondato da molti animali.
Cerco di tenere allo stato spontaneo, per quanto possibile, anche il terreno dove vivo, in modo che trovino ricovero tutti gli animali che vogliano farlo.
Ringrazio di cuore tutti coloro che si adoperano per ogni forma di vita.
Un saluto da Angioletto”
Testimonianza di Angelo Badas.
Ascoltaci: RadioVeg.it
Milano, 08/04/2016 – GC

La testimonianza di Angelo, nella sua crudezza, fa capire a coloro che leggono l’articolo seduti tranquilli davanti al computer, come sia la realtà dei macelli in cui milioni di animali vengono trucidati senza riguardo; sarebbe ancora più realistico ed efficace se venissero pubblicate anche le fotografie delle varie fasi che portano sulle tavole degli italiani dei prodotti anonimi che non fanno pensare come vengono ottenuti.
Ho avuto modo di constatare che le vittime dei macelli hanno una sensibilità particolare per capire l’orrore di ciò che sta per succedere loro: quando ero ragazzo sono andato in vacanza presso un mio zio che possedeva l’unico negozio di alimentari del paese, e un giorno ho accompagnato un suo dipendente che doveva prelevare da una fattoria in montagna un vitellone. L’animale è sceso tranquillo per il sentiero, ma quando è arrivato a circa 100 metri dal negozio si è impuntato con le quattro zampe e non c’era verso di smuoverlo, tanto che hanno dovuto in quattro portarlo di peso al macello che era dietro al negozio. Ho notato dai suoi occhi che questa povera creatura era terrorizzata e girava la testa come per sfuggire dal luogo dove la stavano portando.
Il mattino dopo ho sentito mio zio raccontare che per uccidere il vitellone aveva dovuto picchiarlo in testa più volte con una mazza, dopo che gli aveva infisso un grosso chiodo nella fronte; subito me ne sono tornato a Milano e non ho più avuto contatti con lo zio, fino a che ho appreso con piacere della sua morte.