COSMETICI. IL LATO OSCURO DELLA BELLEZZA

La Sperimentazione Animalen nell’Industria Cosmetica

Cosmetici a Natale, una battaglia etica che non si ferma.

Si avvicina il Natale e la consuetudine del dono, pensiero più che mai gradito per alcuni, ma incubo per altri, sta diventando giorno dopo giorno una realtà sempre più tangibile.

Dobbiamo però prestare attenzione a quello che acquistiamo per non fare divenire quell’incubo l’ennesima tragedia alle spalle di chi, innocente come non mai, chiede solamente di vivere e vivere nel rispetto alla sua natura.

Sto parlando di quei regali che inconsapevolmente e non, vanno ad alimentare un mercato oramai troppo florido, quello della sperimentazione animale.

Profumi, trucchi, prodotti di bellezza e per la cura della persona sono tra i regali che vanno per la maggiore, cercando di donare qualcosa di piacevole e al contempo necessario, bisogna però stare attenti a ciò che si regala perché qualcosa che potrebbe donare felicità e piacere a qualcuno potrebbe, invece, causare sofferenza e morte ad altri.

“Se ci diamo una mano i miracoli si fanno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno” – Gianni Rodari

Il mondo dell’industria cosmetica

cosmetici

Secondo l’ ECHA (European Chemicals Agency) in Europa utilizziamo mediamente almeno 7 prodotti cosmetici differenti al giorno. Si va dai prodotti per l’igiene come sapone, shampoo, deodoranti, dentifricio a prodotti di bellezza come profumi e trucco, e i cosmetici contengono molte sostanze chimiche.

Ma vediamo a che cosa ci si riferisce esattamente quando si parla di “Prodotto Cosmetico”. L’art 2 lettera a) del regolamento comunitario 123 del 2009 specifica: “Qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure su denti sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli, mantenerli in bono stato o correggere gli odori corporei”.

Alla lettera b) e c) dello stesso articolo si chiarisce a cosa ci si riferisce quando si parla di sostanze e miscele “un elemento chimico e i suoi composti, allo stato naturale od ottenuti per mezzo di un procedimento di fabbricazione, compresi gli additivi necessari a mantenere la stabilità e le impurezza derivanti dal procedimento utilizzato, ma esclusi i solventi che possono essere separati sena compromettere la stabilità della sostanza o modificarne la composizione; “una miscela o una soluzione composta di due o più sostanze”.
Bene, ora che abbiamo chiarito di che cosa stiamo parlando cerchiamo d’entrare più nel dettaglio, riguardo la sperimentazione animale.

Comunità Europea e sperimentazione animale – tappe importanti

  • 2004 viene decretato il divieto di testare prodotti finiti sugli animali;
  • 2009 entra in vigore il divieto di sperimentazione animale per gli ingredienti presenti nei cosmetici;
  • 2009 – Marzo è vietato commercializzare cosmetici contenenti ingredienti testati su animali al di fuori della Comunità Europea, Eccezione fatta perla valutazione della tossicità dose ripetuta, tra cui la sensibilizzazione cutanea, la cancerogenicità, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica. Per questi il termine ultimo sarà il Marzo 2013;
  • 2013 non si possono più eseguire esperimenti su animali concernenti tali tossicità. Entra in vigore il divieto totale nella Comunità Europea di sperimentazione sugli animali finalizzata a prodotti cosmetici. Non è più consentito nessun tipo di sperimentazione animale né sul prodotto finito, né sugli ingredienti, inoltre non si possono più utilizzare materie prime testate in Paesi al di furi della Comunità Europea in cui non è ancora vietata questo tipo di sperimentazione.

Come riconoscere i prodotti cruelty free

animal test free peta

Sono due i simboli che contraddistinguono i prodotti in commercio non testati sugli animali; uno è il Leap Bunny, il coniglietto rosa, simbolo della PETA, l’altro è un coniglietto stilizzato con due stelle, simbolo della certificazione LAV.

no animal testing

Vogliamo comunque precisare che l’assenza di una qualsiasi dicitura non significa, obbligatoriamente, che il prodotto sia stato testato sugli animali, poiché dal Marzo 2013 la sperimentazione, in Europa, è stata vietata. Il Ministero della Salute, ad ogni modo, ha fatto chiarezza quali siano i prodotti che possono esibire tali certificazioni.

“Solo i prodotti che utilizzano ingredienti MAI testati su animali come prodotto finito, possono riportare la dicitura “non testato su animali” o simboli e frasi equivalenti. Tutto ciò indipendentemente dalla data di prima commercializzazione, quindi prodotti vecchi e nuovi”.

Le cose al si fuori della Comunità Europea

Fin qua le cose sembrerebbero andare bene, per lo meno in Europa, ma vi è purtroppo da fare un distinguo tra le aziende che commerciano all’interno della Comunità e quelle che esportano a livello internazionale.

Infatti, in alcuni Paesi, come ad esempio la Cina, la sperimentazione animali è obbligatoria per poter immettere sul mercato i propri prodotti, con la conseguenza che alcune aziende Europee o che operano in Europa mantengono attive entrambe le linee, rendendo ancora più difficile l’abolizione definitiva della sperimentazione. Il mercato italiano è pieno di aziende che immettono i loro prodotti, non testati, nel nostro mercato, ma che contemporaneamente mantengono viva la sperimentazione per poter coprire il mercato a livello mondiale.

Le zone d’ombra in questione

La sentenza 2016/76 del 22/09/2016 della Corte Di Giustizia, dichiara che l’immissione dei prodotti sul mercato Europeo PUO’ essere vietata se gli ingredienti siano stati oggetto di sperimentazione animale, quando tali sperimentazioni sono state condotte al di fuori della Comunità Europea per consentire la commercializzazione del prodotto in Paesi terzi e il risultato di tali sperimentazioni è utilizzato per comprovarne la sicurezza in Europa.

Quindi, come si può notare la sentenza non prevede un divieto ma bensì la sola possibilità.

Vi è inoltre da aggiungere che in Europa vige il regolamento 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 Dicembre 2006 concernente la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche: il REACH.

Il suddetto organo impone di testare sugli animali, con test tossicologici, ogni sostanza chimica immessa sul mercato europeo, la conseguenza è quella di ritrovare qualche ingrediente soggetto a sperimentazione animale anche nei prodotti cosmetici.

crema viso


La Commissione Europea e l’ECHA hanno poi chiarito il rapporto tra il divieto di commercializzazione e i requisiti di informazione REACH.
In definitiva, molti ingredienti che fanno parte dei cosmetici vengono impiegati anche in altri prodotti come ad esempio quelli farmaceutici e quindi possono essere soggetti alle prescrizioni in materia di sperimentazione animale previste dalle leggi di settore.

Finalmente metodi alternativi per i cosmetici

Il Centro Europeo dei Metodi Alternativi (ECVAM) ha convalidato 5 test che sostituiscono la sperimentazione animale nell’industria cosmetica:

  • Un metodo per la valutazione della corrosione cutanea (Trascutaneous Eletrical resistance Assay);
  • Modelli di pelle umana per la misurazione della corrosione cutanea (Episkin, Epiderm, Skin Ethic);
  • Un metodo per la misurazione della fototossicità (3T3 Neutral Red UpTake Phototoxicity Test);
  • Un metodo in vitro per la valutazione dell’irritazione cutanea (Episkin, Epiderm, SkinEthic);
  • Un metodo in vitro per la misurazione dell’assorbimento cutaneo.
  • Quest’ultimo ha ricevuto l’approvazione ufficiale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse)

Attenzione, non solo sperimentazione!

crema viso bava lumaca

In conclusione ci sembra doveroso fare un ultimo appello. Come Radioveg.it, Radio in difesa degli animali, ci sembra opportuno portare all’attenzione anche su di un altro problema che grava sull’industria cosmetica, ovvero l’utilizzo degli animali come produttori di ingredienti utilizzati in prodotti cosmetici.

Latte d’asina, bava di lumaca, siero di vipera, cera d’api, tutti ingredienti di origine animale, che ne prevedo lo sfruttamento attraverso l’allevamento finalizzato alla produzione di ingredienti utilizzati dall’uomo.

In definitiva ritengo di poter affermare che non vi è bellezza che valga la vita di un altro essere, soprattutto se ignaro del suo destino.

Ora ci appelliamo alla vostra coscienza e al vostro buon cuore chiedendovi di preferire aziende che hanno deciso di mantenere una linea etica a favore degli animali.

Scegliamo la vita, per tutti!

“La bellezza è un bene fragile” Cit. Ovidio

Roberta Sevà

Milano, 14/1282021 – GC

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