SPERIMENTAZIONE ANIMALE: STOP AI FINANZIAMENTI ALLA VIVISEZIONE!

Test sugli animali: un errore che non si vuole ammettere


All’inizio del xx secolo la chimica di laboratorio fece enormi progressi, riuscendo a ricreare qualunque tipo di molecola. Questo ebbe, ovviamente, una notevole influenza anche in campo medico. Naturalmente l’idea di utilizzare sull’uomo qualcosa di sconosciuto destò una considerevole preoccupazione nella comunità scientifica, che decise così di cominciare a testare le nuove scoperte sugli animali, in forma preventiva. Era l’inizio della sperimentazione animale scientifica come tutela della specie umana.

Ci si accorse che quella non poteva essere la soluzione.

Nel 1927 un ricercatore svizzero, Zbinden, usando la sperimentazione animale Tiourea sui ratti, si accorse che i risultati cambiavano a seconda del sesso, se avevano mangiato oppure no, se erano stati collocati in gabbie da soli oppure con altri simili, ma non solo, notò anche che i risultati variavano a seconda del ceppo dei ratti utilizzati. Alla fine, scrisse un articolo, nel quale esprimeva tutte le sue perplessità nell’utilizzare gli animali come sostituti dell’essere umano: “L’errore nella valutazione della tossicità delle sostanze”, ma venne completamente ignorato dal resto della comunità scientifica e la sperimentazione proseguì.

La sperimentazione scientifica non ha validità scientifica, una contraddizione che costa dieci milioni di vite all’anno.

Flexher, nel ‘900, credette di scoprire, grazie alla sperimentazione fatta sulle scimmie Rhesus, che la polio si contraesse dal naso. Questa sua tesi fu messa in discussione già nel 1916 grazie a sostanziali evidenze cliniche ma, nonostante tutto, non riuscirono ad apportare nessun cambiamento, restando così tutto invariato fino alla fine degli anni 30.

Questo ebbe come conseguenza un’errata descrizione della patogenesi virale, promuovendo interventi terapeutici sbagliati come lo spray nasale Schultz- Pee.

Altre madornali “cantonate” della sperimentazione animale

Nei primi anni 50 fu invece la volta della correlazione tra fumo e cancro ai polmoni. Nel ’51 si promosse il primo studio di coorte e già nel ’54 vennero pubblicati i primi dati preliminari nei quali si poteva già notare un’evidente corrispondenza, seguirono altre pubblicazioni nel ’57 e nei primi anni ’60.

Nonostante l’evidenza, gli studi vennero ignorati per l’ennesima volta, perché non corrispondevano ai dati ricavati dalla sperimentazione animale.

Le conseguenze di tanta caparbietà credo siano ben note a tutti!

Per citare un altro paio di casi, qualora quelli già fatti non fossero ritenuti sufficienti, posso prendere ad esempio la diossina, questa sostanza ritenuta fortemente pericolosa per l’uomo è invece assolutamente innocua per il criceto, letale per il ratto e nociva per il topo. Ma questi sono roditori, penseranno alcuni, bene, allora prendiamo un altro primato antropomorfo, la scimmia; questo animale può tranquillamente ingerire una quantità di stricnina sufficiente a sterminare un’intera famiglia.
Bisognerà aspettare il 1993 perché i test sugli animali, finalmente, non siano più considerati prove scientifiche utilizzabili in tribunale; grazie alla causa Daubert vs Menel Dow Phameceutical le cose cominciano a cambiare.

Dove sono le prove che la ricerca su animali sia utile per l’uomo?

“Dove sono le prove che la ricerca su animali sia utile per l’uomo?” Questa è la traduzione del titolo di un articolo: “Where is the evidence that animal research benefits humans”, apparso sul British Medical Journal numero 328 del 28/02/2004 (pp 514-517) scritto da Pandora Paund, Shah Ebrahim, Peter Sandercock, Michael B. Bracken e Ian Roberts, per il gruppo R.A.T.S (Reviewing Animal Trial Systematically). In questo articolo viene descritta la ricerca effettuata per provare
la validità scientifica della sperimentazione. Ecco che cosa ne è emerso: “Non si dovrebbero effettuare nuovi esperimenti su animali fino a quando non sia stata valutata la loro generalizzibilità e la loro validità al campo della pratica clinica” e ancora: “Gran parte delle ricerche condotte su animali per cure che dovrebbero essere applicate agli uomini, sono sprecate perché condotte in maniera inadeguata e perché non vengono valutate attraverso verifiche sistematiche”.

Esempi dalle aziende farmaceutiche.


Per avere un’idea più chiara di tutta l’inutilità di questa pratica, prendiamo qualche esempio direttamente dalle aziende farmaceutiche:

NOVARTIS – Oxcarbamazepina – Dopo aver constatato la formazione di tumori sui ratti utilizzati per la sperimentazione, ecco che cosa ha dichiarato l’azienda: “D’altro canto l’aumento dei tumori epatici visti con l’Oxcarbamazepina sembrerebbero essere specie specifico nel roditore e non collegato all’uomo. Inoltre, il metabolismo dell’Oxcarbamazepina è molto diverso negli animali da esperimento rispetto all’uomo”.


GLAXO – Altargo 1% unguento – “Nelle scimmie trattate per via orale per 14 giorni si è verificato un emesi dose-correlata. Negli studi a 14 giorni di tossicità orale nei ratti si sono evidenziati cambiamenti adattativi epatici e tiroidei. Nessuna di queste osservazioni è di rilevanza clinica.”


GLAXO – Avamis – “Negli studi condotti su animali, i glaucocorticoidi hanno dimostrato di provocare malformazioni. È probabile che questo sia irrilevante per l’essere umano.”


GLAXO – Seberocim – “Sebbene il farmaco non fosse teratogenico nelle scimmie “cynomolgus”, con un dosaggio diverse volte più elevato rispetto a quello terapeutico per l’uomo è stato osservato un aumento del numero di aborti.”


È bene osservare come i dati emersi dalla sperimentazione non siano assolutamente tenuti in considerazione; infatti un farmaco per essere messo in commercio, dopo la sperimentazione sugli animali, deve essere testato obbligatoriamente anche sulle persone, dapprima su soggetti sani per verificarne la pericolosità poi su soggetti ammalati, per testarne la validità.

“ La lettura scientifica e gli studi di farmacologia condotti forniscono chiara evidenza che questi effetti sono specie specifici e non presentano alcuna rilevanza nell’impiego clinico” – dichiarazione fatta da Glaxo riguardo i risultati ottenuti dai test su animali.

E’ importante considerare, tra l’altro, che il 92% dei farmaci testati sugli animali risultano essere nocivi o inefficaci sull’uomo (fonte Food and Drug Administration, 2004) e che i test sugli animali omettono nell’ 81% dei casi di segnalare gravi reazioni avverse ai farmaci nonostante vengano somministrate dosi elevate e per lunghi periodi, proprio allo scopo di far emergere anche potenziali effetti rari (Regul Toxical Pharmacol 2012 Dec;64(3): 345-9).

vivisezione


Nel 2007 lo SKEPTIC (organizzazione statunitense, no profit, dedita alla promozione dello scetticismo scientifico e alla resistenza della diffusione di pseudoscienze, superstizione e credenze irrazionali) valutando la sperimentazione su animali risponde: “L’uso di animali per modelli presumibilmente predittivi rimane in voga per ragioni NON scientifiche”. Nel 2012 uno studio condotto d 15 ospedali statunitensi e 2 canadesi arriva a concludere che rispetto alle risposte genetiche che avvengono nell’uomo, gli studi sui topi forniscono informazioni completamente casuali. (www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.1222878110).


Conclusioni sulla sperimentazione animale

“La tossicità di un farmaco è una delle ragioni più comuni per cui composti promettenti falliscono. Ma i test sugli animali, l’usuale metodo di controllo di un farmaco prima che venga provato su esseri umani, possono essere forvianti. Circa la metà dei farmaci che funziono negli animali può rivelarsi tossica per le persone. Ed alcuni farmaci possono in effetti funzionare bene nelle persone, anche se non riescono negli animali, che significa che farmaci potenzialmente importanti potrebbero essere respinti”.

Collins F. U.S. to develop chip that tests if a drug is toxic. Reuters, October 6, 2011


Il futuro

È dalle cellule staminali che arriva una nuova prospettiva, in particolare dalle PSC ovvero cellule pluri potenti indotte, ricavate semplicemente dalla pelle delle persone e poi fatte riprodurre in colture. Con cellule estratte direttamente dai tessuti si possono ottenere organoidi tridimensionali che riproducono la struttura e la funzione di reni, pancreas, stomaco, intestino e cervello. Il professor Hartung spiega che “si possono ricreare in laboratorio le fasi di sviluppo dell’organismo di una persona con sindrome di Down o con un disturbo di spettro autistico e osservarle dal vivo, passo a passo. Dal confronto con quel che accade in mini cervelli prodotti da cellule di persone sane potremo capire meglio quel che accade e testare nuovi farmaci, per esempio per il Parkinson”.

leal ricerca human based
I SISTEMI HUMAN-BASED SU CHIP SONO I MODELLI MIGLIORI PER LA RICERCA DI CURE PER IL CANCRO


L’obiettivo è di sviluppare con la stessa tecnica altri modelli cercando poi di collegare tra loro i 10 organi principali con una sorta di circolazione artificiale, in modo da cercare di riprodurre la complessità della fisiologia umana.
Così facendo potremo finalmente appendere al muro per sempre la chiave degli stabulari, ma per poterlo realizzare è necessario smettere di sovvenzionare le forme di sperimentazione tradizionale a favore di quelle innovative cruelty free.
Voglio infine concludere con un monito del professor Hartung, con la speranza che sempre più persone, in futuro, possano capirne l’importanza: “Non siamo ratti da 70 Kg! Se non fossero stati effettuati tanti test su animali oggi avremmo probabilmente disponibili modi più efficaci di curare le malattie.

Una storica realtà anti vivisezione contro la sperimentazione animale, che da sempre seguiamo e supportiamo, è la Leal.it .

Roberta Seva

Sperimentazione animale, ne parliamo anche QUI.

Milano, 14/06/2021 – IM/GC

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