GUERRA E AMBIENTE: UN LEGAME NASCOSTO

Effetti collaterali della guerra sull’ambiente

Soldati , civili, edifici e cultura: quando si parla di guerra, la lista delle vittime è sempre troppo lunga. Nella conta dei danni, il sacrificio ambientale non viene mai menzionato, quasi l’uomo non volesse aumentare l’entrate in un bilancio già sanguinario. Eppure, l’ambiente è in grado di decretare la fine e l’inizio di molti scontri.

Porre attenzione e consapevolezza su come i conflitti colpiscano non solo l’uomo e la sua storia, ma anche l’habitat di cui fa parte, può rappresentare un’arma efficace per una pace duratura.

Ambiente come causa di guerra

Sebbene le cause siano complesse, i conflitti moderni non sono dettati da ideologie o voglia di potere, ma dal desiderio di usare liberamente le materie prime, i minerali e le risorse in quelle aree che ne sono ricche. Gli studi del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) hanno dimostrato che negli ultimi 60 anni, almeno il 40% di tutti gli scontri interni sono connessi allo sfruttamento delle risorse naturali. La guerra dei “diamanti insanguinati” in Sierra Leone, quella nella Repubblica Domenicana del Congo, per il possesso dei minerali utili per le nostre tecnologie, le tensioni nelle zone del Medio Oriente e del Nord Africa per la mancanza d’acqua, sono solo esempi di come l’ambiente possa far esplodere situazioni già instabili.

Le migrazioni e la violazione dei diritti umani che ne seguono, complicano il quadro generale. Arrivare ad accordi di pace è difficile, tanto che simili battaglie hanno una probabilità doppia di scoppiare una seconda volta. La crisi climatica e l’aumento demografico aggraveranno la situazione.

Ambiente come vittima di guerra

Molte strategie militari si basano sulla struttura geofisica del territorio; per ottenere vantaggi si inquina senza scrupoli. Molti possono essere gli esempi:

  • L’uso di erbicidi da parte degli americani per attraversare la giungla nella guerra del Vietnam. Le sostanze chimiche hanno ucciso animali e contaminato le acque.
  • L’incendio di pozzi di petrolio nel deserto del Kuwait, per mano di soldati iracheni in ritirata dalla Prima Guerra del Golfo, ha causato danni enormi alla flora e alla fauna.
  • La presenza ancora costante dei metalli pesanti nei territori tra Belgio e Francia, usati nella Prima Guerra Mondiale.
  • Gli effetti delle bombe nucleari a Hiroshima e Nagasaki che perdurano nel tempo, sia a livello umano che ambientale.

Riconoscere i crimini ambientali

Sebbene sia impossibile nascondere le tracce della guerra, studiarne le relazioni con l’ambiente è difficile. Le contaminazioni attraverso sostanze chimiche, per esempio, non restano contenute all’interno dei “campi di battaglia” ma sconfinano.
Indagare sugli effetti può mostrare i costi ambientali, e quindi economici, che un scontro può comportare nel futuro: costi di depurazione, di bonifica, di riforestazione.

inquinamento
Foto di Foto-Rabe da Pixabay

Per sensibilizzare l’opinione pubblica, l’ONU ha proclamato il 06 Novembre come “Giornata Internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato.”
E’ necessario che la protezione dell’ambiente venga inclusa nelle strategie per impedire scontri, e considerata uno strumento di pace.

Mantenere un ecosistema integro, gestire in maniera sostenibile le risorse e le materie prime, è indispensabile per vivere in un ambiente sano e senza di conflitti.


Un pianeta sostenibile è privo di guerre.


Altre vittime spesso dimenticate dalla guerra sono gli animali, se vuoi saperne di più clicca qui.

Claudia Pomponi

Milano, 06/11/2021 – CP

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