ECO-ANSIA, PAURA CHE GENERA CAMBIAMENTO

Un disturbo causato dall’impotenza davanti alle catastrofi climatiche.

Impossibile non farsi prendere dall’eco-ansia osservando con dolorosa impotenza le devastanti immagini degli incendi che divampano nel mondo, pieni di angoscia rimaniamo attoniti davanti alla potenza delle alluvioni e delle catastrofi naturali e per mesi abbiamo affrontato un caldo che ha seccato terreni e campi.

Siamo testimoni diretti dei primi grandi segnali dei cambiamenti climatici, percepiamo muoversi dentro di noi sensazioni di angoscia, di ansia, di paura verso un futuro incerto.

Tutte queste emozioni rientrano in un unico nome: eco-ansia.

Eco-ansia, sempre più presente

Sebbene ancora non inserita nel manuale delle patologie della mente, la problematica, l’eco-ansia, viene considerata come un disturbo che si aggiunge a problematiche già presenti come ansia e depressione, originato dalla paura cronica riguardo la crisi climatica e il futuro personale ad essa correlato.

La parola è apparsa per la prima volta in uno studio pubblicato nel 2017 dall’ American Psychological Association (APA), la quale si impegna a trovare le connessioni tra la salute mentale e i cambiamenti climatici.

Nelle diverse ricerche si mostrano i vari sintomi che l’eco-ansia può generare:

  • ansia
  • depressione
  • insonnia
  • attacchi di panico
  • disturbo da stress post traumatico (PTSD)
  • maggiore uso di stupefacenti
  • aggressività
  • sentimenti di impotenza, paura cronica
  • traumi
  • tendenza al suicidio.

A farne le spese sono maggiormente i giovani, i nati tra il 1995 e il 2010, quelli che sono più sensibili alle tematiche, che sono più informati e che spesso si trovano a protestare per migliorare le condizioni ambientali (come ad esempio i ragazzi e le ragazze del Fridays For Future). Un futuro incerto e poco sicuro si prospetta proprio davanti a loro.

Eco-ansia, nemica o alleata?

L’eco-ansia, tuttavia, può essere uno strumento efficace contro il cambiamento climatico, in quanto “dove non paralizza, deprime e isola, spinge ad agire in collettività, ed è una forza che dobbiamo utilizzare”, come afferma la dottoressa Christina Popescu, psicologa sociale dell’Università del Québec a Montréal, impegnata nella prima ricerca di dottorato sul fenomeno.

Non bisogna considerare l’ansia climatica come una malattia mentale da curare, ma una risposta innescata da una minaccia reale e concreta che deve essere riconosciuta e integrata.

Come affrontare l’eco-ansia a livello individuale

A livello individuale è indispensabile accogliere la nostra paura, riconoscere le nostre emozioni e comprendere l’origine.

Siamo essere umani, ognuno con i suoi limiti; è giusto riconoscere le proprie esigenze, puntando a cambiare ciò che si può cambiare, adattandosi a ciò su cui, invece, non possiamo intervenire.

Evitare di considerarsi degli eroi indispensabili, ma umani in grado di poter fare la propria parte, aiuta a liberarci dal senso di colpa e dall’impotenza che ne può derivare.

L’arma migliore per affrontare la paura è l’azione: raccogliere informazioni, entrare in gruppi sensibili alle tematiche, attivarsi nei cambiamenti nella propria vita, condividere, unirsi ad organizzazioni e associazioni, sono alcune dei possibili gesti, ognuno fondamentale.

La condivisione, l’ascolto e la comunicazione ci permettono di non sentirci soli, mitigando l’impotenza.

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Come affrontare l’ansia climatica a livello collettivo

A livello collettivo, ci sono iniziative utili anche per gli ansiosi climatici, come i “climate caffè”, ovvero situazioni conviviali dove, tra pasticcini e cappuccini, si può conversare di cambiamenti climatici mostrando il proprio malessere e ricevendo, di risposta, sostegno dal gruppo.

Queste realtà sono poco formali, accolgono attivisti e persone ancora non impegnate nella difesa per il clima, ma con il bisogno di parlare, sfogarsi, liberarsi di pesi e, nel caso, agire.

Abbondare l’individualità, l’isolamento, per “un senso della collettività, è probabilmente la cosa più importante che allevierà l’ansia climatica, ma mitigherà anche il cambiamento climatico”, ha affermato la dottoressa Sarah Jaquette Ray, responsabile del programma del dipartimento di studi ambientali presso la Humboldt State University della California.

Il dialogo e la comprensione permettono di trasformare un atteggiamento distruttivo in uno propenso alla costruzione, pronto ad agire sulla realtà.

eco-ansia
Foto di Free-Photos da Pixabay

La strada è ancora lunga: istituzioni organizzative, psicologi e comunità scientifica, devono mostrare attenzione al disturbo, il quale sarà portato ad aumentare. E’ fondamentale che le persone, la società, ne siano a conoscenza, rapide ad intervenire secondo le linee guida di aiuto.

Essere consapevoli di questa paura ci permetterà di trasformarla in forza per la creazione di una società più sostenibile, più solidale.

A proposito di cambiamenti climatici, un articolo interessante cliccando QUI.

Claudia Pomponi

Milano, 2210/2021 – GC

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