NON TOCCATE I CUCCIOLI DI CAPRIOLO. L’APPELLO DEL RIFUGIO MILETTA.

Riceviamo e con piacere pubblichiamo.

«Non toccate i cuccioli di capriolo, daino e cervo, non sono stati abbandonati dalle madri!» afferma Alessandra Motta, responsabile del Centro di Recupero Animali Selvatici della provincia di Novara, il Rifugio Miletta. «In questo periodo le madri partoriscono i figli, generalmente in zone poco antropizzate, dove ne sono rimaste, e li nascondono nell’erba alta o nei boschi. Si allontanano da loro alla ricerca di cibo ma i cuccioli sono al sicuro: non hanno odore e non attirano i predatori. Le madri tornano ogni poche ore ad allattarli. Se ci si imbatte in un cucciolo di capriolo, daino o cervo apparentemente abbandonato, non va assolutamente toccato perché non è stato abbandonato!», spiega Alessandra Motta, responsabile del Centro Recuperi Animali Selvatici Rifugio Miletta.

«Toccandoli lasciamo loro il nostro odore e la madre non li riconoscerà più, abbandonandoli per davvero. In molti casi le persone, anziché chiamare i soccorsi, come si farebbe nel caso ci si imbattesse in un umano in difficoltà, li portano a casa pensando di poterli accudire come animali domestici, riempiendoli di carezze, che non fanno altro che aumentare lo stress dell’animale, e tentando di nutrirli con cibo e modalità sbagliate, aggravando ancora di più il danno ormai fatto».

Qual è il comportamento giusto da seguire allora? «Se si trova un cucciolo di ungulato non bisogna avvicinarsi, non bisogna toccarlo, non bisogna nutrirlo. Vanno valutate solamente due situazioni, non in autonomia ma sempre guidati telefonicamente dal Centro di Recupero Animali Selvatici di pertinenza: se il cucciolo è in mezzo ad una strada oppure se il cucciolo è ferito o ricoperto di mosche, allora è necessario intervenire. Anche in questi casi, l’intervento deve essere eseguito da mani esperte e competenti, che non sono necessariamente quelle di chi ha ritrovato l’animale! Anche perché in alcuni casi, usando molte accortezze, potrebbe essere possibile restituire il cucciolo alla madre».

«In base ai casi che abbiamo gestito nelle ultime due settimane, solamente tre cuccioli di capriolo su sedici necessitavano effettivamente di un intervento umano» spiega Roberto Frigo, coordinatore dei soccorsi sui selvatici dell’associazione. «Alcuni dei cuccioli sono stati “rubati” alle loro madri troppo presto, non avevano fatto in tempo neppure ad assumere il colostro e le loro difese immunitarie sono quindi inesistenti. Altri sono stati alimentati con pane e latte vaccino da una ciotola, chiusi in un pollaio assieme alle galline… i caprioli sono animali estremamente delicati, non sono preparati ai danni che la nostra specie può causare. Purtroppo, in alcuni casi neppure i nostri veterinari possono rimediare». Se nella Provincia in cui ci si trova non è presente un Centro Recupero Animali Selvatici, si possono chiamare i Carabinieri Forestali oppure, sempre tramite il 112, chiedere del veterinario ASL di turno.

Riascoltate la nostra intervista realizzata al Rifugio Miletta. Abbiamo ascoltato Francesco del rifugio anche in occasione del lockdown per il Covid19, clicca QUI, per sentire cosa ci ha raccontato.

RV / Giu 20

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