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BACO DA SETA: COSA NON VIENE DETTO

Quanti di noi hanno avuto modo di indossare una camicia, una cravatta o un qualunque altro indumento in seta? Quanti hanno potuto apprezzarne l’eleganza e la morbidezza?

Ma soprattutto, quanti hanno scavato dietro la sua bellezza, alla ricerca della verità?  La seta che è una fibra proteica, viene ricavata dal bozzolo di alcuni insetti della famiglia dei lepidotteri che non completeranno mai il loro ciclo di vita e mai avranno la possibilità di donarci la bellezza dei colori delle loro ali; ma pochissimi sanno quale terribile realtà, l’industria della seta, cela e quanto poco se ne parli.

Convenienza? Indifferenza? Cerchiamo di capire l’ orrore e quanto dolore si nasconde dietro questo mondo…

Le larve che per natura vivono 5 fasi di vita, nutrendosi di foglie per rinforzarsi fino alla trasformazione in farfalle, all’interno degli allevamenti non hanno questo privilegio, non hanno alcuna via di scampo perché l’ultima fase non viene rispettata.

In natura, sugli alberi, le larve danno il via alla creazione del bozzolo di seta dove al suo interno compiranno la loro prodigiosa trasformazione ed una volta uscite, voleranno via libere e vivranno per un lasso di tempo che, per quanto sia breve per l’uomo, per loro sarà lungo e non poco facile.

Nell’industria invece, non ci sono alberi o rami e le larve sono “allevate” in contenitori di alluminio, alimentate velocemente per accelerare la loro crescita e quando sono ormai pronte per VIVERE, in realtà restano imprigionate nel loro bozzolo incontrando la morte.

Vengono bollite vive immerse in acqua bollente!

Perché? Per non rovinare o spezzare il filato del bozzolo durante la loro liberazione….

Immaginarlo è orribile e se a questa immensa crudeltà si aggiunge il fatto che di queste vittime non si sentano urla o lamenti non vuol dire che non soffrano.

Mi domando, che prezzo potrà mai avere una camicetta di seta? Quante vite bollite vive avranno composto quel lembo di seta? Possibile che nel 2020 non si trovi una produzione che non preveda la morte di migliaia di esseri viventi per ricavare un fazzoletto?

Perché non scegliere le alternative? Stanno nascendo sempre più idee a riguardo, filati ricavati da fonti naturali quali la fibra di bambù, un tessuto igienico e antibatterico, i fondi di caffè da cui viene prodotto un tessuto isolante in grado di assorbire odori, molto valido per indumenti sportivi, o le foglie di ananas e la buccia delle arance per ottenere un tessuto lucido, sottile e soffice…proprio come la seta.

Si tratta di materiali 100% eco-friendly che portano a pieno compimento il ciclo vitale dei prodotti agricoli dandogli nuova e vita.

Facciamo la differenza, siamo noi che dettiamo la moda, non lasciamo che l’effimero si sovrapponga al diritto alla vita.

L’idea che alcune vite contino meno è la base di tutto ciò che di sbagliato c’è nel mondo.

PAUL FARMER

AqvaVera – RV /Ott.20

Per approfondire:
Articolo apparso su Eticamente.net
Articolo apparso su Periodico Daily.com

Un pensiero su “BACO DA SETA: COSA NON VIENE DETTO

  • Benedetta Zichichi

    Non avevo mai capito quanto fosse crudele avere la seta dai bachi. La tecnologia sarebbe giusto provvedesse a queste creazioni assolutamente etiche.
    Non è fondamentale avere la seta dai bachi

    Rispondi

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