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TRASPORTO DI ANIMALI VIVI VIA MARE: AL BANDO IN NUOVA ZELANDA

La Nuova Zelanda, dopo un periodo di transizione, metterà definitivamente al bando il trasporto di animali vivi via mare.
Trasporto di animali vivi – Foto Lav

Questo quanto diffuso dalle più note associazioni animaliste locali che da sempre si battono per porre fine al crudele trasporto via mare di animali vivi. Tra le associazioni in prima linea World Animal Protection New Zealand e  Safe for Animals.

La notizia è stata riportata anche dal quotidiano britannico The Guardian e, da quanto si apprende, l’annuncio della messa al bando del trasporto di animali vivi via mare è stato fatto il 14 aprile dal ministro dell’Agricoltura neozelandese Damien O’Connor.

Ecco cosa ha dichiarato: “Al centro della nostra decisione c’è la necessità di difendere la reputazione della Nuova Zelanda quanto a elevati standard
di benessere degli animali. Dobbiamo stare al passo con i tempi in un mondo in cui il benessere degli animali è sottoposto a un controllo sempre maggiore”. 
“Questa decisione”, ha aggiunto, “interesserà alcuni agricoltori, esportatori e importatori, e un periodo di transizione consentirà al settore di adattarsi”.

Un po’ di numeri sui trasporti di animali vivi

Occorre precisare che, a differenza dell’Australia, dal 2007 la Nuova Zelanda non esporta animali vivi per la macellazione, ma solo per l’allevamento.
Dall’inizio del 2020 la Nuova Zelanda ha esportato via mare 118,000 capi di bestiame, tutti verso la Cina.

Come affermato da World Animal Protection New Zealand, durante i viaggi in mare, che possono durare fino a 35 giorni, gli animali soffrono a causa delle insopportabili condizioni a bordo. Stress, malattie e lesioni. Migliaia di animali muoiono durante il trasporto. Molti di coloro che sopravvivono al viaggio, una volta giunti a destinazione, vengono gestiti male e uccisi mentre sono pienamente coscienti. É un commercio vergognoso in cui vite senzienti vengono scambiate per guadagni economici a breve termine.

Trasporto di mucche – Foto The Guardian

E non sono solo le mucche a soffrire, aggiunge  Safe for Animals. Ogni anno, la Nuova Zelanda esporta milioni di altri animali, tra cui capre, pecore, maiali, cervi, lama, alpaca, cavalli, pulcini e api.

Pulcini di un giorno vengono messi in una scatola con migliaia di altri uccellini e volatili, destinati agli allevamenti intensivi per la produzione di carne o uova. Nel 2020 la Nuova Zelanda ha esportato più di due milioni di pulcini di un giorno.
Oltre a questi animali terrestri, esporta anche animali acquatici come anguille e gamberi, che non vengono nemmeno considerati come individui, ma semplicemente pesati alla rinfusa.

Disastri in alto mare

Il 2 settembre 2020 la nave per l’esportazione di animali vivi Gulf Livestock 1, con una lunga storia di guasti meccanici alle spalle,  si è capovolta ed è affondata al largo delle coste del Giappone sulla strada per la Cina con un carico di mucche neozelandesi.

Le 5.867 mucche a bordo sono morte in mare. Anche 41 dei 43 membri dell’equipaggio, inclusi due neozelandesi, hanno perso la vita.

A seguito del disastro del Gulf Livestock 1, il ministero neozelandese delle Industrie Primarie (MPI) ha temporaneamente sospeso l’esportazione di mucche vive e ha apportato modifiche (la Heron Review) in merito al benessere degli animali durante i viaggi in mare. Ma subito dopo, le esportazioni di animali vivi via mare sono riprese.

Il 4 marzo 2021 il ministro dell’Agricoltura Damien O’Connor ha annunciato che, in merito, era stato predisposto un documento per la consultazione.
Infine, il 14 aprile, l’annuncio del bando definitivo.

Simone Clarke, direttore esecutivo di World Animal Protection New Zealand, ha affermato che si tratta di una decisione storica e si augura che altri governi seguano le orme della Nuova Zelanda.

Trasporto di maiali – Foto Animals’ Angels

La situazione in Australia

RSPCA Australia, nell’applaudire la decisione della Nuova Zelanda di porre fine una volta per tutte al controverso commercio via mare, ha affermato che la decisione mette in luce il completo fallimento dell’Australia nel proteggere gli animali vivi esportati per allevamento e per macellazione. L’Australia nel 2020 ha esportato 170,657 capi di bestiame per allevamento, per lo più in Cina e in Pakistan. 
Oltre al fatto che non ci sono leggi che proteggano gli animali una volta giunti in questi paesi, l’esportazione di animali vivi ha probabilmente danneggiato la reputazione agricola australiana più di qualsiasi altra pratica.
Ma, a tal proposito, il ministro dell’Agricoltura australiana, David Littleproud, ha dichiarato che l’Australia non ha alcun progetto di sospendere o bandire il trasporto di animali vivi. E che il governo australiano continuerà a sostenere l’esportazione di animali vivi e il suo contributo all’economia australiana.

Se vuoi sapere la posizione dell’Europa su questo tema, segui la rubrica Animal Eu a cura della euro deputata Eleonora Evi.

Alessandra Tedeschi

Milano , 27/04/2021 – GC

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