PESTE SUINA, L’EVOLUZIONE DELLE PROTESTE

Il mondo animalista ed ambientalista si è schierato contro gli abbattimenti previsti per arginare la peste suina. “Una mattanza che pesa come un macigno sulla società”

Peste suina: l’evoluzione dei fatti

Dopo l’ordinanza di abbattimento, al fine di scongiurare un’epidemia di peste suina, erano a rischio di vita gli animali dei rifugi, i cinghiali selvatici trai quali anche alcuni facenti parte di colonie seguite da volontari e i maiali di allevamenti non intensivi.

cinghiali

Grazie alle proteste, il Ministero della Salute ha comunicato che l’ordinanza di macellazione per i suidi “d’affezione” è derogabile, e che “i maiali e i cinghiali d’affezione non dovranno essere uccisi preventivamente per contenere la peste”.

Con l’occasione, il Ministero della Salute ha annunciato la definizione di un provvedimento che riconoscerà la corretta registrazione dei suini di questa “categoria” di suini riconoscendoli come animali d’affezione.

Parziale vittoria, dunque. Gli animali dei rifugi sono salvi, è vero, ma per tutti gli altri il massacro continua. Il 70% dei maiali degli allevamenti nel territorio genovese sono già stati macellati e gli abbattimenti non hanno tregua. Procedono anche le intenzioni di abbattimento dei cinghiali selvatici.

“Una mattanza che pesa come un macigno sulla società” – Cit. Katia Ruggiero

Per questo motivo oltre 30 associazioni si sono unite lanciando una petizione e chiedendo un dialogo con le istituzioni proponendo soluzioni alternative alla mattanza. E’ stata anche inviata una missiva con richiesta di confronto, ma il ministro Speranza, le Regioni Liguria e Piemonte e il commissario per l’emergenza Angelo Ferrari, non hanno dato ancora nessun riscontro alla richiesta.

Le proteste stanno quindi continuando sperando di poter evitare lo sterminio dei cinghiali selvatici. Cittadini, che hanno iniziato scioperi della fame, rifugi e associazioni non mollano e continuano a protestare contro questa cruenta soluzione che, oltre a essere inefficace per risolvere il problema “peste suina”, è ormai inaccettabile in una società sempre più sensibile nei confronti degli animali e sempre più attenta al rispetto della vita e dell’ambiente.

Questi stermini sono ormai il segno palese del fallimento di un sistema basato sul massacro degli animali, un massacro che continua nella sua folle corsa verso l’autodistruzione.

I cinghiali di Genova

A seguito del prelievo, avvenuta in data 17.2.22, di 4 cinghiali nel greto del torrente Sturla tramite gabbia trappola, Vitadacani e La Rete dei Santuari, in collaborazione con Animalisti Genovesi e Fine dello Specismo, oltre a chiedere dove sono stati portati tali cinghiali e cosa è loro accaduto, sollecitano ancora a gran voce di revocare ogni abbattimento dei cinghiali nel Bisagno e nella città di Genova nell’ambito del piano di contenimento della peste suina.

L’intenzione è quella di lavorare con le istituzioni in modo efficiente, innovativo ed etico e, soprattutto, studiare un progetto che possa essere replicato negli altri concentramenti di cinghiali a Genova e in altre città. Per poter affrontare l’emergenza in modo serio, quindi, le realtà animaliste chiedono formalmente di istituire un tavolo di lavoro cui possano partecipare referenti ed esperti da loro indicati, in rappresentanza degli interessi degli animali e dei cittadini che hanno a cuore la sorte dei cinghiali, per poter contribuire in modo costruttivo alla redazione e al coordinamento di un progetto pilota nella colonia del Bisagno e di un protocollo di gestione della problematica dei suini “urbani”. 

Per aiutare a chiedere di revocare immediatamente ogni intervento cruento in programma, e per approfondire il discorso sui cinghiali del Bisagno clicca QUI.

Milano, 22/02/2022 – GC


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