CINGHIALI E DAINI NEL MIRINO SUI COLLI EUGANEI

Riceviamo da LNDC e con piacere pubblichiamo.

Avviato un corso per l’uso dell’arco per l’abbattimento degli ungulati. LNDC valuta la possibilità di intraprendere azioni legali contro questa iniziativa e ricorda l’inefficacia della caccia per il controllo delle popolazioni di selvatici. Rosati: non è così che si protegge la biodiversità e la natura.

Foto di Annette Meyer da Pixabay

Il Parco Regionale dei Colli Euganei ha dichiarato guerra ai cinghiali e daini che popolano, legittimamente, il suo territorio. Con un’iniziativa a dir poco discutibile, l’Ente ha avviato un corso di abilitazione all’uso dell’arco per il “controllo” delle popolazioni di questi animali. La decisione probabilmente è stata presa sulla spinta degli agricoltori che sarebbero danneggiati dalla presenza dei selvatici, incuranti del fatto che comunque quella è casa loro e che ci sono altri metodi meno cruenti e più efficaci per limitare i danni ai raccolti e ai terreni privati.

Faremo una richiesta di accesso agli atti per sapere quanti selecontrollori si sono candidati per partecipare a questo corso e seguiremo con attenzione questa vicenda, ritenendo assurdo che la legge possa consentire una simile modalità di controllo delle popolazioni dei daini e dei cinghiali” – afferma Michele Pezone – Legale e Responsabile Diritti Animali LNDC Animal Protection.

È incredibile come la sete di sangue dell’essere umano non trovi pace nemmeno in quello che dovrebbe essere un Parco”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Non è così che si difende la biodiversità e l’ambiente, di cui gli animali selvatici fanno naturalmente parte. Quello che l’uomo, nonostante siamo nel 2020, non ha ancora capito è che deve smetterla di comportarsi come se fosse il padrone del mondo”.

Foto di Mabel Amber da Pixabay

Tra l’altro, questa idea di uccidere qualunque cosa si muova mostra una miopia e un’ignoranza abissale in termini di gestione della popolazione di selvatici. È ormai noto a tutti, infatti, che più gli animali vengono cacciati e uccisi e più gli stessi aumentano la riproduzione nel tentativo di salvare la propria specie. Oltre a essere una pratica anacronistica e crudele, la caccia è quindi anche totalmente inefficace per il controllo della popolazione”, continua Rosati.

Come dovrebbero vivere in natura…

Inoltre, premessa l’inutilità dell’abbattimento, l’idea di ricorrere ad arco e frecce sarebbe perfino ridicola se non fosse pericolosa. Uccidere un cinghiale con una freccia è estremamente difficile e il rischio che l’animale resti ferito e diventi quindi aggressivo è molto concreto. Nel caso in cui invece riesca a fuggire, con molta probabilità morirà tra atroci sofferenze a causa della ferita. Insomma, una pessima idea sotto tutti i punti di vista”, conclude Rosati.

Un panorama dei Colli Euganei

RV / Lug 20

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