SOLAROAD: CREARE ENERGIA PEDALANDO

SolaRoad il manto stradale che produce energia rinnovabile solo per il fatto di percorrerlo.

Risale al 2009 l’avvio del progetto SolaRoad da parte della  TNO (Organizzazione Olandese per la Ricerca Scientifica Applicata), che ha l’obiettivo di trasformare le strade pubbliche in una vera e propria fonte di energia pulita e rinnovabile.

Una delle prime piste ciclabili con il metodo SolaRoad è stata realizzata ad Amsterdam. Si tratta di un tratto a doppio senso, lungo circa 70m, che collega il capoluogo olandese a due quartieri periferici, Wormerveer e Krommenie, un tratto percorso ogni giorno da circa duemila persone, tra pendolari, studenti e bambini che vanno a scuola.

bicicletta

Come è nato il progetto

Il progetto è costato oltre 3 milioni di euro ed è stato finanziato quasi interamente dalle autorità locali. L’obiettivo è quello di estendere sempre di più questo tipo di asfalto anche a tratti di carreggiata attraversati da automobili ed altri veicoli.

Come ha dichiarato Sten de Wit, ricercatore dell’Istituto TNO, dei 140mila chilometri di strade olandesi, più del 20% potrebbe essere adattato a tale scopo trasformandosi, così, a utile generatore di corrente.

Come funziona SolaRoad

L’idea di base è semplice: la luce solare che colpisce il manto stradale viene catturata dalle celle solari e convertita in energia pulita da utilizzare in diversi modi. Soluzione sostenibile quindi per fornire energia per consumo privato, per l’illuminazione stradale o per alimentare semafori e veicoli elettrici. 

I pannelli solari sono rivestiti con uno strato protettivo di vetro temperato e sono disposti in leggera pendenza, di modo che l’acqua piovana li pulisca, lasciando la superficie il più esposta possibile al sole.

Contrariamente a quanto si possa pensare, i pannelli non sono affatto fragili, infatti hanno superato test di resistenza con veicoli pesanti come i trattori. L’unico neo è che, non essendo orientabili, producono il 30% di energia in meno rispetto ai pannelli tradizionali sistemati sui tetti delle case. Introdurli in un contesto urbano resta, comunque, una soluzione innovativa per la salvaguardia dell’ambiente.

Milano, 27/05/2016 – GC 

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