NO WASTE CHALLENGE, IDEE ECO SOSTENIBILI PER SALVARE IL PIANETA

No waste challenge, proposte per ridurre gli sprechi e le emissioni per combattere il cambiamento climatico.

“No Waste Challenge” è una concorso internazionale lanciato da “What design can do” in collaborazione con Ikea Foundation. Ciò che si chiede è che i creativi e presentino idee e soluzioni innovative al fine di ridurre gli sprechi e ripensare l’intero ciclo produttivo e di consumo.

L’edizione 2021 ha visto concludersi le iscrizioni il 20 aprile dello scorso anno con l’adesione di aziende e creativi da tutto il mondo che hanno presentato progetti spaziando da nuovi tessuti eco-sostenibili a prodotti sanitari biodegradabili.

Ora sono state decretate le squadre vincitrici, eccone qualcuna. le prime cinque riportate anche da “Il giornale delle belle notizie“.

Le squadre vincitrici

Mary Nyaruai Mureithi

Mary è la fondatrice della startup gestita da donne Nyungu Afrika. Al concorso ha presentato degli assorbenti creati utilizzando materiali poco utilizzati seppur abbondantemente presenti in loco come foglie di ananas e bucce di mais.

Tutti i prodotti dell’azienda di Mary sono creati utilizzando materiale atossico e conveniente, infatti sono realizzati con rifiuti agricoli. Il risultato sono prodotti completamente biodegradabili e lo sono, ovviamente, anche gli assorbenti presentati al “No waste challenghe”, presidi medici sanitari che, a differenza di quelli convenzionali, né sono confezionati con plastica monouso né contengono sostanze chimiche nocive.

“Stiamo innovando verso prodotti d’epoca che non sono solo buoni per le donne, ma per la Madre Terra” – Cit. Mary Nyaruai Mureithi.

Outlander Materials di Lori Goff 

Lori Goff è laureata in biotecnologia ed ha un hobby molto particolare: produrre birra fatta in casa. Il team di Outlander Materials, azienda biotecnologica che ricerca la conversione di flussi e rifiuti dell’industria alimentare, ha proposto al “No waste challenge” la UnPlastic.

UnPlasatic è l’alternativa funzionale ai fogli di plastica monouso creata partendo dall’utilizzo delle acque reflue prodotte dai birrifici.

Il materiale è semitrasparente ed atossico e ha il pregio di tornare alla natura alla fine del suo ciclo vitale, creando così rifiuti minimi e, non trattandosi di plastica, non si scomporrà mai in microplastiche.

PFAS di Emy Bensdorp 

L’idea di Emy è stata quella di migliorare la produzione di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, sostanze chimiche artificiali che possono essere trovate in articoli come prodotti per la pulizia, schiuma antincendio, imballaggi per fast food e altro ancora.

Utilizzate fin dal 1950, per produrre, ad esempio, schiuma antincendio, pentole antiaderenti o indumenti impermeabili, sono diventate problematiche in quanto i rifiuti che producono hanno avuto un impatto ambientale disastroso.

Il progetto della Bensdorp, sviluppato presso la Design Academy di Eindhoven, ha seguito un’idea intuitiva partendo dal concetto che il terreno riscaldato a 1000 gradi permette alle sostanze chimiche di essere scomposte ed estratte restando, però, danneggiato. Così la Bensdorp ha messo questo terreno argilloso inquinato in una fornace, e dopo aver estratto le sostanze chimiche, l’ha utilizzato per farne dei mattoni. 

Modern Synthesis di Jen Keane

Jen Keane ha lavorato per, gran parte della sua carriera, per dei giganti dell’abbigliamento sportivo come Adidas e Nike.

Risale al 2019 il suo impegno come co-fondatrice dell’azienda Modern Synthesis, una startup che guarda al futuro usando la biologia per creare una nuova generazione di indumenti.

“La natura è un esempio eccellente di economia circolare, perché ha avuto 3.8 miliardi di anni per perfezionare il suo sistema di produzione. Tra le maggiori sfide per creare biomateriali ci sono l’integrità strutturale e l’ottenimento della robustezza, ma abbiamo creato una nuova categoria ibrida di materiali parzialmente tessuta e parzialmente coltivata in laboratorio, che potrebbe aiutare a risolvere questo problema. Dobbiamo lavorare con scienziati, ingegneri e la comunità degli investitori se vogliamo apportare un vero cambiamento” – Cit. Jen Keane

Il Club de Reparadores di Camila Naveira e Melina Scioli

Camila e Melina hanno fondato nel 2015 una vera e propria impresa sociale che si occupa di organizzare corsi di riparazione di prodotti elettronici e oggetti di uso quotidiano in Argentina, Uruguay e Messico. Sono molto seguite ed apprezzate e hanno creato numerosi programmi educativi sull’economia circolare per le scuole.

Lo scopo è quello di cambiare le abitudini e ridurre lo spreco contrastando la regola secondo la quale “alcuni prodotti non possono essere riparati”.

Tutte donne a salire sul podio sono tutte donne, a quanto pare il futuro è proprio in mano a loro!

Milano, 15/03/2022 – GC

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