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Zurigo, lo zoo abbatte 10 babbuini

Abbattuti dieci babbuini gelada allo Zoo di Zurigo, in Svizzera.

L’abbattimento di dieci babbuini gelada allo Zoo di Zurigo, avvenuto nei giorni scorsi, ha scatenato un’ondata di indignazione in tutta la Svizzera e non solo. Le organizzazioni animaliste parlano di una decisione arbitraria, crudele e sintomatica di un sistema profondamente problematico nella gestione degli animali in cattività. La notizia, riportata da diverse testate svizzere, ha rapidamente fatto il giro d’Europa, aprendo un dibattito urgente sul ruolo degli zoo nel XXI secolo.

Una motivazione difficile da comprendere

Secondo quanto riferito dal quotidiano  la Regione e ripreso da Ticino Online, l’uccisione dei dieci gelada — primati altamente sociali originari degli altipiani etiopi — sarebbe stata presentata dalla direzione dello zoo come una misura “necessaria” di gestione del gruppo, ritenuto troppo numeroso e sempre più instabile nelle sue dinamiche interne.

Il clan era composto da 48 animali e, nonostante vari tentativi, lo zoo non sarebbe riuscito a trovare altre strutture europee disponibili ad accoglierne alcuni.

La reazione delle associazioni animaliste

La spiegazione, tuttavia, non ha convinto le associazioni per la tutela degli animali. PETA Germania ha annunciato immediatamente l’intenzione di sporgere denuncia penale contro il direttore dello zoo, Severin Dressen, accusando l’istituzione di aver “ucciso animali sani per pura arbitrarietà”, trattandoli alla stregua di scarti prodotti in eccesso dal sistema di riproduzione controllata allo scopo di rinnovare le collezioni zoologiche.

Anche l’organizzazione Pro Wildlife ha parlato di “pratica consolidata” e di un fallimento sistemico nella pianificazione degli zoo, giudicando moralmente inaccettabile eliminare animali solo perché ritenuti in surplus.

Dell’argomento ne ha parlato anche Francesco Cortonesi per Zoout e non è la prima volta che denuncia questo tipo di prassi molto difficile da accettare.

Quale benessere animale stiamo proponendo?

A conferma della tensione attorno all’episodio, la vicenda è stata registrata anche nei principali notiziari nazionali: swissinfo.ch ha riportato come lo zoo avesse definito la decisione “dolorosa ma necessaria”, sottolineando che l’intervento sarebbe stato adottato “per il benessere complessivo del gruppo”. Ma per i movimenti animalisti si tratta precisamente del contrario: un tradimento del concetto stesso di benessere animale.

Riproduzione ed etologia

Un nodo centrale riguarda la riproduzione in cattività. Lo zoo ha spiegato che una contraccezione permanente — tramite castrazione o interventi ormonali — non è ritenuta una soluzione praticabile, poiché limiterebbe comportamenti fondamentali per una specie fortemente sociale come i gelada. Senza possibilità di crescere cuccioli, sostengono, gli animali perderebbero un elemento essenziale della loro etologia. Ma per PETA e altre associazioni, questa posizione dimostra l’assurdità degli zoo moderni: strutture che incoraggiano la nascita di animali senza poterne garantire un’esistenza dignitosa, trasformando l’atto riproduttivo in un meccanismo di mantenimento dell’attrattiva per i visitatori.

La soppressione di individui sani

Lo scandalo arriva in un momento storico in cui l’opinione pubblica europea è sempre più critica nei confronti degli zoo tradizionali. Molti osservatori fanno notare che i gelada sono primati estremamente intelligenti, dotati di una complessa struttura sociale e di relazioni gerarchiche ricche e sfumate. Sopprimere individui perfettamente sani non è solo un atto eticamente problematico, ma rischia di destabilizzare ulteriormente il gruppo superstite, amplificando stress e sofferenza.

La gestione faunistica in cattività

Il caso di Zurigo riapre dunque il dibattito sul ruolo educativo e conservazionistico degli zoo. Le strutture che ancora oggi affermano di contribuire alla conservazione delle specie devono dimostrare di essere coerenti con i propri valori dichiarati. Eliminare animali “in eccesso” sembra andare nella direzione opposta. E il fatto che episodi simili vengano descritti come “consolidati” dalle associazioni per la tutela delle specie lascia emergere un problema più ampio e sistemico nella gestione faunistica in cattività.

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Un caso che farà discutere

Quel che è certo è che l’opinione pubblica non resterà indifferente. Le proteste sono in crescita, e la denuncia annunciata da PETA potrebbe essere solo il primo passo di una lunga battaglia che, si spera, porterà a una revisione strutturale e a un ripensamento etico urgente del rapporto fra zoo, specie selvatiche e società moderna.

Milano, 18/03/2026 – Daniele Pica

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