Milano-Cortina: PETA chiede un menù esclusivamente vegano
Niente cambiamento radicale. Persa una importante occasione.
Manca ormai davvero poco all’inizio dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano‑Cortina 2026 e naturalmente c’è grande attenzione per una verifica del progresso dei lavori e delle strutture che ospiteranno le sfide degli atleti. PETA UK ha fatto una proposta in linea con i principi di questa manifestazione.
Siamo stati invece piacevolmente colpiti dalla richiesta espressa dall’associazione animalista PETA UK e Europa, che ha inviato una lettera al direttore culinario dell’hospitality dei Giochi, Carlo Zarri, chiedendo di eliminare del tutto carne, latticini e uova dai menù destinati a spettatori, staff, stampa e delegazioni ufficiali.
Secondo l’associazione, questo semplice gesto rappresenterebbe “uno dei modi più efficaci per ridurre drasticamente l’impatto ambientale” dell’evento.

Motivazioni ambientali e climatiche
Nel comunicato del 9 gennaio 2026, PETA ricorda che fino al 90 % delle località sciistiche italiane, comprese quelle coinvolte dai giochi invernali, dipendono dalla neve artificiale, spesso compromessa dal riscaldamento globale.
L’allevamento animale, evidenzia PETA, contribuisce in modo significativo al cambiamento climatico: emissioni di gas serra, deforestazione, crisi idrica e aumento delle temperature. Al contrario, una dieta vegana potrebbe “ridurre l’impronta di carbonio legata al cibo fino al 75 %”, e risparmiare fino a “200 animali all’anno per persona.” Numeri e concetti espressi con grande chiarezza.
Un’iniziativa coerente con la sostenibilità dei Giochi
I Giochi Milano‑Cortina 2026 si presentano infatti come un evento all’insegna della sostenibilità: infrastrutture a basso impatto, lotta agli sprechi alimentari, gestione eco‑logica delle strutture temporanee e attenzione ai fornitori locali.
PETA sottolinea che offrire “esclusivamente piatti vegetali nell’hospitality” non andrebbe a intaccare le diete personalizzate degli atleti, ma rappresenterebbe un importante messaggio di coerenza rispetto agli obiettivi climatici dichiarati.

La lettera di Mimi Bekhechi, vicepresidente PETA UK & Europa
A firma di Mimi Bekhechi, vicepresidente PETA UK & Europa, la lettera definisce incoerente offrire prodotti “Earth-polluting”, specialmente in un evento che si propone di celebrare la natura e l’unione fra nazioni.
Il messaggio chiave è chiaro: se le Olimpiadi vogliono davvero essere un modello di sostenibilità futura, devono partire “dal cibo servito nelle proprie sedi.”
Reazioni e scenari futuri
Nonostante la richiesta di PETA, il comitato organizzativo di Milano‑Cortina 2026 ha scelto di non proporre pasti esclusivamente 100% vegetali, ma, come riportano alcune testate:
“Non mancano opzioni vegane, con tofu, seitan, tempeh e cereali integrali, né soluzioni per celiaci, con paste e pani a base di grano saraceno. Gli atleti intolleranti al lattosio trovano alternative vegetali fortificate, mentre le esigenze religiose sono rispettate con menu halal e kosher”
Resta quindi ancora sospeso il dibattito tra chi sostiene che un menù vegano sarebbe un potente segnale ecologico e chi ritiene importante rispettare la varietà culturale delle cucine coinvolte.
Perché questa richiesta contava?
L’evento avrebbe rappresentato un’opportunità unica: mobilitare decine di migliaia di persone attorno a soluzioni alimentari che uniscono “benessere animale e sostenibilità ambientale.”
Ma la proposta non è stata accolta quindi si è persa l’occasione di essere un primo grande esperimento di catering 100 % vegano ai Giochi e un modello per eventi futuri, lasciando un’eredità concreta di impegno ecologico e sensibilità.
Milano, 29/01/2026 – Daniele Pica
