Antispeganuary vs Veganuary
Due eventi a confronto. Articolo di Miguel Angel Beso
Anche nel 2026 è tornato Veganuary, gestito in Italia da Essere Animali. Da qualche anno, però, questa iniziativa apre un interessante dibattito stimolato dalla nascita di Antispeganuary, pensata e lanciata dal Collettivo A4. Si tratta di un evento che sposta il discorso dal cibo alla politica, dal consumo alle strutture di potere.
Veganuary e Antispeganuary: due iniziative, due piani diversi, in conflitto dunque?
Per come la vediamo noi no in quanto parlano a destinatari diversi e operano su livelli differenti, rendendo quindi possibile la coesistenza.
Vediamo nei dettagli in cosa consistono le due iniziative.
Veganuary: il cibo come chiave d’accesso al veganismo.
Veganuary è un movimento internazionale nato nel 2014 nel Regno Unito e sbarcato in Italia nel 2020. Veganuary è stato concepito come sfida alimentare globale: 31 giorni per provare a mangiare vegetale, senza obblighi a lungo termine, senza rotture definitive.
Di base il messaggio è volutamente inclusivo e rassicurante: non si tratta di “diventare vegan per sempre”, ma di sperimentare, scoprire alternative, capire come ci si sente nella speranza che, una volta passato un mese senza portare in tavola alcun alimento di origine animale, ma comunque soddisfatti a livello di gusto e ottenendo notevoli benefici nella salute, non si torni sui propri passi.

Sono oltre due milioni le persone coinvolte nel mondo e il successo dell’iniziativa sta proprio in questa soglia bassa di accesso.
Veganuary parla palesemente e soprattutto a chi non è vegan, a chi è curioso, scettico o semplicemente lontano, purtroppo, da qualsiasi forma di attivismo. Il veganismo viene infatti presentato come possibilità concreta, non come scelta radicale o identitaria, e questo lo rende compatibile con il linguaggio dei media, delle aziende e del mercato.
Ridurre il veganismo a pratica alimentare temporanea, facilmente assorbibile dal sistema esistente e reversibile una volta terminato il mese è un limite? Sicuramente lo è per chi ha già fatto la scelta di abbracciare la filosofia di vita vegan, ma nel suo significato più vero e profondo, ma è il limite stesso ad essere il punto di forza.
Lo staff di Veganuary prende per mano chi si iscrive inviando una mail al giorno fornendo ricette facili, segnalando sconti su tanti brand, supporto e consigli da parte di seri e preparati nutrizionisti professionali.
Antispeganuary: il veganismo come conflitto

L’esigenza di far nascere Antispeganuary deriva non come iniziativa “contro” Veganuary, ma come sua mutazione politica.
Antispeganuary non vede gennaio come una parentesi, bensì come un inizio; non una prova, ma un punto di rottura.
In pratica il focus si sposta dall’alimentazione all’antispecismo, dal carrello della spesa alle strutture di potere, dal consumo individuale alle logiche di sfruttamento trasversale che riguardano animali, persone e ambiente.
Per questo Antispeganuary non propone una challenge alimentare, ma risorse critiche. 31 giorni di contenuti quali saggi, romanzi, film, podcast, per mettere in discussione il veganismo depoliticizzato che cambia ingredienti senza cambiare sistema.
A differenza di Veganuary, quindi, Antispeganuary parla anche e soprattutto alle persone vegan, stimolandole a non restare in superficie.



Due pubblici, due funzioni
Il punto chiave è proprio il fatto che Veganuary e Antispeganuary non competono sullo stesso terreno:
Veganuary funziona come porta d’ingresso, Antispeganuary come spazio di approfondimento e radicalizzazione.
Veganuary, concepito come sfida alimentare e non come pratica politica, abbassa la soglia, Antispeganuary alza l’asticella. L’uno normalizza, l’altro disturba.
Se Veganuary chiede: “prova a mangiare vegetale”, Antispeganuary risponde: “prova a mettere in discussione tutto il resto”.
Non ha senso pensare che debbano escludersi l’un l’altro perché significherebbe confondere i piani: il problema, insomma, non è l’esistenza di Veganuary, ma l’idea che basti. Antispeganuary nasce proprio per colmare ciò che Veganuary, per sua natura, non può e non vuole fare.
Una possibile e auspicabile coesistenza.

Veganuary intercetta chi non avrebbe mai letto un saggio antispecista, mentre Antispeganuary parla a chi non si accontenta di cambiare dieta lasciando intatto il sistema.
Antispeganuary propone meno challenge e più conflitto, meno marketing e più politica, ma senza negare che, per alcune persone, tutto possa iniziare anche solo da un piatto diverso a gennaio.
Per ovviare all’equivoco che Veganuary potrebbe portarsi dietro, ovverosia veganismo ridotto a dieta, a stile di consumo, a scelta individuale compatibile con qualsiasi sistema, anche il più predatorio, arriva in soccorso Antispeganuary che sposta il focus dall’alimentazione all’antispecismo, dalla lista della spesa alla struttura del potere, dal piatto al sistema.
Ecco perché in un panorama complesso come quello delle lotte antispeciste, ecologiste e anticapitalista, la pluralità di strumenti non è una debolezza ma una necessità. Ecco perché, secondo noi, Veganuary e Antispeganuary possono e devono coesistere.
Milano, 07/01/2026 – Miguel Angel Beso
