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India: centinaia in piazza per gli animali

Centinaia in piazza per gli animali: cresce la voce antispecista nel Sud globale

Dall’India, precisamente da Nuova Dehli, parte da qualche tempo a questa parte un segnale di qualcosa di molto profondo che ci fa capire come l’animalismo stia cambiando lingua, volto e geografia.

Nei giorni scorsi, come è già successo qualche mese fa, centinaia di persone sono scese in piazza nella capitale indiana per chiedere la fine dello sfruttamento animale in tutte le sue forme.

Non una protesta simbolica, ma una manifestazione chiara, determinata e radicale nei contenuti.

Siamo abituati a pensare l’India come paese che rispetta e onora le “vacche”, ma abbiamo scoperto vedendo il docufilm Christpiracy che, purtroppo, non è così e che si sta allargando a macchia d’olio l’abitudine di mandare le proprie mucche al macello.

Non sappiamo se le coscienze si stanno aprendo anche grazie a questo film, ma sicuramente si parla di una protesta che va oltre il benessere animale.

Le proteste

Con decine e decine di cartelli, slogan, interventi pubblici il messaggio è arrivato chiaro e netto: non si parla di “trattare meglio” gli animali, ma di mettere in discussione tutto il sistema che li sfrutta.

Anche gli attivisti indiani hanno dunque puntato il dito contro gli allevamenti intensivi, l’industria lattiero-casearia, la produzione di pelle e seta e i macelli e commercio di animali.

Insomma, una netta ed esplicita presa di posizione contro lo specismo, sempre più riconosciuto come una forma di discriminazione sistemica.

Segnali importanti

Come si accennava prima, per anni il dibattito animalista è stato raccontato come un fenomeno europeo o nordamericano, ma ciò che sta emergendo oggi è diverso.

Anche in India, paese complesso, attraversato da contraddizioni economiche, culturali e religiose, si sta sviluppando una nuova consapevolezza. Quello di qualche giorno fa, infatti, non è un caso isolato ed è il segnale che il movimento sta diventando globale, che le istanze antispeciste stanno trovando spazio anche in contesti non occidentali e che le nuove generazioni stanno ridefinendo il rapporto tra umani e altri animali con una forza e determinazione che non possono essere ignorate.

Anche a Nuova Dehli tra i manifestanti, molti giovani, studenti, attivisti e cittadini comuni. Tutta una generazione che mette in discussione le tradizioni quando implicano sofferenza, collega la questione animale a quella ambientale e sociale ed utilizza il linguaggio dei diritti, non quello della compassione

Un vero e proprio passaggio cruciale e culturale: dalla pietà alla giustizia.


Le richieste degli attivisti: leggi più forti e fine dello sfruttamento

La protesta non si è limitata alla denuncia, ma sono state avanzate richieste ben precise:

  • rafforzamento delle leggi contro la crudeltà sugli animali
  • maggiore controllo sulle industrie che li sfruttano
  • promozione di alternative vegetali
  • riconoscimento dei diritti degli animali

Un’agenda politica chiara, che porta l’animalismo fuori dall’ambito etico per collocarlo in quello legislativo.

Un segnale che riguarda tutti

Quello che è accaduto a Nuova Delhi ci racconta che il cambiamento è in atto e che il movimento animalista sta crescendo, evolvendo, contaminando culture diverse.


Quindi ora la domanda non è più “se”,

ma quanto velocemente questo cambiamento si diffonderà.

Milano, 25/03/2026 – Miguel Angel Beso


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