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Indonesia: 700.000 firme per dire stop

Ancora in prima linea l’Indonesia contro il commercio di carne di cane

Sembra proprio che nel sud globale si stia risvegliando! Abbiamo parlato di come in India gli animalisti organizzino proteste e presidi, ora ritorniamo ancora una volta in Indonesia che ci sta sorprendendo sempre di più.

In Indonesia, infatti, gli attivisti raccolgono 700 mila firme nel mondo per fermare il commercio di carne di pet.

Una vera e propria mobilitazione globale senza precedenti che ha portato alla raccolta di oltre 700 mila firme contro il commercio di carne di animali da compagnia, soprattutto cani.

La petizione, promossa da associazioni animaliste internazionali, in primis Dog Meat Free Indonesia, resa nota con un comunicato dalla ong Humane World for Animals,  è stata consegnata simbolicamente in 11 città del mondo, trasformando una pratica locale in un tema di rilevanza internazionale che intreccia benessere animale, salute pubblica e diritti civili.

Il commercio e il consumo di carne di cani e gatti, noti come pet meat trade, sono presenti in alcune aree dell’Indonesia, nonostante una crescente opposizione interna e internazionale. Secondo le organizzazioni che guidano la campagna, migliaia di animali da compagnia vengono catturati ogni anno, spesso rubati dalle strade o sottratti alle famiglie, per alimentare un mercato clandestino che genera profitti e sofferenze.

Le condizioni degli animali e le accuse degli attivisti

Le immagini e le testimonianze diffuse dagli attivisti descrivono una realtà definita “estremamente crudele”: animali trasportati per centinaia di chilometri in condizioni di sovraffollamento, privi di acqua e cibo, e macellati senza alcuna forma di protezione o controllo veterinario. Pratiche che violano principi fondamentali di benessere animale, oltre a entrare in conflitto con la crescente sensibilità della società indonesiana verso i diritti degli animali da compagnia.

La petizione, tradotta in più lingue, non si limita a chiedere un gesto simbolico, ma sollecita il governo indonesiano a introdurre un divieto nazionale esplicito sul commercio di carne di cani e gatti, accompagnato da controlli più severi e da campagne di educazione e sensibilizzazione.

Una questione che riguarda anche la salute pubblica

Accanto alle motivazioni etiche, i promotori della campagna sottolineano i rischi sanitari legati al commercio di carne di pet. Il traffico illegale di animali, spesso non vaccinati e provenienti da aree diverse del Paese, è considerato un potenziale vettore di malattie infettive, tra cui la rabbia, ancora presente in alcune regioni dell’Indonesia.

Esperti di salute pubblica avvertono che la mancanza di controlli sanitari lungo la filiera – dalla cattura al trasporto, fino alla vendita – rappresenta un rischio non solo per i consumatori, ma anche per le comunità locali. In un contesto globale segnato dall’attenzione alle zoonosi, il tema assume un’importanza ancora maggiore.

Le 11 città simbolo della mobilitazione globale

Le 700 mila firme raccolte online sono state presentate in modo coordinato in 11 città del mondo, scelte per il loro valore simbolico e per la presenza di reti attive di associazioni animaliste. Dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Australia ad alcune capitali asiatiche, la consegna delle firme ha voluto dimostrare come la richiesta di cambiamento non provenga da una singola area geografica, ma da una comunità globale sempre più attenta al benessere animale.

Secondo gli organizzatori, l’obiettivo era anche quello di dare voce a molti cittadini indonesiani che, pur opponendosi alla pratica, faticano a essere ascoltati a livello politico e mediatico. La mobilitazione internazionale, spiegano, può rafforzare le istanze interne e favorire un dialogo costruttivo con le istituzioni.

Le reazioni in Indonesia

Negli ultimi anni, alcune amministrazioni locali indonesiane hanno introdotto restrizioni sul commercio di carne di cani e gatti, e il tema ha iniziato a entrare nel dibattito pubblico nazionale. Tuttavia, secondo gli attivisti, l’assenza di una legge nazionale chiara e applicata in modo uniforme rende ancora possibile la prosecuzione del fenomeno.

La petizione chiede quindi non solo nuove norme, ma anche un rafforzamento dell’applicazione delle leggi esistenti e un maggiore impegno contro il traffico illegale di animali. Un altro punto centrale è la promozione di alternative economiche per le comunità coinvolte, per evitare che il divieto si traduca in nuove forme di illegalità.

Un cambiamento culturale in corso

La mobilitazione delle 700 mila firme è letta da molti osservatori come il segnale di un cambiamento culturale più ampio. Cani e gatti sono sempre più considerati animali da compagnia anche in Indonesia, specialmente nelle aree urbane, e la sensibilità verso il loro benessere è in crescita, soprattutto tra le nuove generazioni.

Secondo le associazioni promotrici, la pressione internazionale non vuole imporre valori culturali dall’esterno, ma sostenere un percorso già avviato all’interno del Paese.

“Il rispetto degli animali e la tutela della salute pubblica sono temi universali”, sottolineano gli attivisti, convinti che il dialogo e la cooperazione possano portare a risultati concreti.

Attesa per la risposta delle autorità

petizione firma

Ora l’attenzione è rivolta alle autorità di Jakarta. Le 700 mila firme rappresentano una richiesta chiara e strutturata: porre fine al commercio di carne di pet e avviare una politica più efficace di tutela animale. Se e come il governo indonesiano risponderà a questa pressione internazionale resta da vedere.

Nel frattempo, la campagna prosegue. Gli organizzatori assicurano che il tema resterà al centro dell’agenda animalista globale, come esempio di come l’attivismo internazionale possa contribuire a portare alla luce pratiche controverse e spingere verso un cambiamento che unisce etica, salute e responsabilità sociale.

Milano, 13/05/2026 – Daniele Pica

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