Principe William: un importante e significativo “NO”
Sostenibilità e alimentazione onnivora non coincidono, il principe William lo ha capito
Un pesce gigante, una cena reale, un premio ambientalista e uno scontro culturale: tutto questo è successo in Amazzonia. Il cuore dello scontro scatenato dal principe William è: può la sostenibilità prescindere dalla coerenza?
Nella selva amazzonica, uno dei simboli della biodiversità mondiale, si è consumato un incidente diplomatico che vede da un lato c’è il principe William, impegnato con l’Earthshot Prize, dall’altro, lo chef amazzonico Saulo Jennings, sostenitore della cucina tradizionale del luogo e convinto che la sostenibilità prescinde dall’uso di un pesce simbolo del Rio delle Amazzoni, dimostrando così di avere a cuore la sua terra, ammirevole sicuramente, ma ben poca consapevolezza ed empatia verso il pianeta animale.

Immagine da screehshot video YT
Earthshot Prize, di cosa si tratta?
Prima di entrare in merito della diatriba tra il principe William e lo chef Jenninsg è giusto spiegare cos’è l’Earthshot Prize.
Si tratta di un premio internazionale per l’ambiente, istituito nel 2020 dal principe William stesso insieme a The Royal Foundation, con l’obiettivo di incentivare soluzioni innovative alla crisi climatica e ambientale.

L’Earthshot Prize, ispirato al concetto di “Moonshot” di Kennedy, punta a grandi obiettivi, ambiziosi ma realizzabili, per salvare il pianeta e prevede che ogni anno, fino al 2030, vengano premiati 5 progetti in 5 categorie chiave:
- Proteggere e ripristinare la natura
- Pulire l’aria
- Rianimare gli oceani
- Costruire un mondo senza rifiuti
- Riparare il clima
Ogni vincitore riceve un milione di sterline (circa 1,2 milioni di euro) per far crescere la propria idea e avere un impatto globale.
Il NO del Principe William
Al centro del dibattito tra il Principe William e lo chef Saulo Jennings c’è uno tra i pesci più grandi d’acqua dolce esistenti tipico dell’Amazzonia: il pirarucu, che lo chef aveva previsto di includere nel menu ufficiale della cena di gala per l’Earthshot Prize.

Il Principe William ha detto un sonoro “NO” a questa proposta e l’ha rimandata al mittente.
Il motivo? Ovvio… Il menu deve essere interamente vegano. Nessuna eccezione.
Lo chef si è risentito. Ma la posizione della casa reale e dell’organizzazione dell’Earthshot è molto chiara:
un premio che punta a un cambiamento sistemico nelle abitudini umane non può che essere coerente in tutto e per tutto, pertanto in tavola non può esserci posto per alimenti di origine animale.
Non si possono fare “concessioni simboliche” per quanto localmente potrebbero essere “giustificabili”, come ha ribattuto lo chef.
Le ragioni del Principe William
Il Principe William ha ben chiaro che sostenibilità non è solo calcolo delle emissioni o bilancio idrico. È consapevole che debba essere anche messaggio culturale, impatto sociale, coerenza politica.
In un contesto internazionale, un evento ufficiale che vuole indicare una direzione per il futuro non può permettersi ambiguità: deve mostrare con fermezza che è possibile festeggiare senza sfruttare gli animali.
La scelta vegana dell’Earthshot Prize è, in questo senso, un atto potentissimo. Non per denigrare le cucine tradizionali, ma per mostrare che un’alternativa esiste. E che questa alternativa non è un sacrificio, ma un’innovazione culturale. Una scelta politica chiara, soprattutto in un mondo dove anche le tradizioni, seppur radicate, possono essere esaminate criticamente se contribuiscono, anche in minima parte, allo sfruttamento di esseri senzienti.

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Mantra da demolire
Il risentito chef Saulo Jennings si è appellato alla narrazione secondo la quale la tradizione salva l’ambiente e che le cucine locali a km 0 sono da preservare perché “innocenti”.
Teoria, seppur da un certo punto di vista affascinante, troppo semplificata e priva di consapevole empatia verso tutte le creature non umane.
Sappiamo bene, infatti, che alcune pratiche alimentari locali possono avere impatti gravi, soprattutto quando vengono inserite in circuiti turistici o commerciali. Il fatto che un alimento sia “locale” non lo rende automaticamente sostenibile: il problema è il sistema, non solo il chilometro zero.
Quindi la vera domanda che il mondo onnivoro dovrebbe porsi non è se si può mangiare il pesce amazzonico, ma se possiamo davvero immaginare un futuro in cui si continua a basare la nostra alimentazione sullo sfruttamento degli animali, anche in minima parte.
Ci fa immensamente piacere constatare che Il Principe William e lo staff dell’Earthshot hanno dato una netta risposta: NO.
In un mondo alla deriva e che brucia, è l’unica risposta che si può dare.
Milano, 04/11/2025 – Miguel Angel Beso
