LENTAMENTE, QUALCOSA CAMBIA. ANCHE IN CAMBOGIA.

La lotta per la liberazione animale è lunga e tumultuosa e lo sappiamo bene. Per noi non c’è distinzione tra animale e animale: tutti meritano di vivere e di essere lasciati in pace. Certamente, per una certa mentalità occidentale il cane è più animale della gallina o del maiale e quindi ogni anno le terribili immagini del Festival di Yulin colpiscono al cuore milioni di persone.

Immagini terribili. Le stesse di ogni allevamento intensivo.

Osservare i comportamenti asiatici è fondamentale per comprendere quanto la nostra lotta sarà lunga. Temiamo lo sia, considerando che fino a qualche decennio fa la carne era poco presente nell’alimentazione classica di quei territori, mentre ora è diventata per molti status symbol. Fortunatamente ci sono anche reazioni in senso contrario e anche se coinvolgono piccole località, notizie come queste vanno diffuse e valorizzate.

Il centro di Siem Reap

In Cambogia, e più esattamente in una delle città più note, Siem Reap, da qualche settimana la vendita e il consumo di cani è vietato. All’inizio di luglio, il Dipartimento provinciale dell’agricoltura, delle foreste e della pesca ha emesso una lettera che metteva al bando il commercio di carne di cane, che coinvolge circa 7000 cani al mese, la maggior parte dei quali vengono annegati, pugnalati e impiccati e venduti in tutta la Cambogia per essere consumati. Meno del 12 percento dei cambogiani consuma regolarmente carne di cane, secondo una ricerca condotta dal gruppo per i diritti degli animali FOUR PAWS, con sede in Sudafrica, che dal 2018 collabora con il governo cambogiano per porre fine al commercio di carne di cane nel paese.

La blogger GIUVEG racconta il Festival di Yulin

La decisione del governo è arrivata dopo che la diffusione di un’indagine dell’Associazione FOUR PAWS ha rivelato la crudeltà del commercio di carne di cane. Gli investigatori del gruppo hanno visitato un totale di 21 ristoranti che servivano circa 2.900 cani al mese nella sola area di Siem Reap, molti dei quali situati vicino all’iconico complesso del tempio di Angkor Wat.

Il logo dell’Associazione Four Paws

FOUR PAWS sta collaborando con organizzazioni locali, tra cui Animal Rescue Cambodia e il dipartimento governativo Centro d’azione della miniera cambogiana per porre fine in modo sostenibile al commercio locale di carne di cane e ha lanciato campagne in Cambogia, Indonesia e Vietnam per lottare per la fine del commercio internazionale in queste parti del sud-est asiatico.

Il bellissimo sito storico di Angkor Wat, in Cambogia

“Attraverso il lavoro educativo e la cooperazione con le autorità responsabili, le comunità locali e l’industria del turismo, l’obiettivo di FOUR PAWS è che i governi del sud-est asiatico introducano, rafforzino e facciano rispettare le leggi sulla protezione degli animali, che porteranno fine alla cattura, alla macellazione e consumo di cani e gatti “, ha dichiarato il dott. Karanvir Kukreja, veterinario e Project Manager per la campagna di Ending the Dog and Cat Meat Trade FOUR PAWS. “Questo non solo proteggerà gli animali, ma anche le persone dai rischi per la salute pubblica.”

Altre parti del mondo hanno anche iniziato a mettere fuorilegge il consumo e il commercio di cani, incluso Nagaland in India; Zhuhai e Shenzhen in Cina; e il distretto di Karanganyar in Indonesia.

Per approfondire:
un servizio andato in onda su RaiTre
il sito dell’Associazione Four Paws
il sito di Animal Rescue Cambodia

RV / Lug 20

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