Il valore del mercato plant-based
Supera i 16 miliardi di euro il mercato plant-based in Europa.
Sapete quanto vale il mercato plant-based in Europa? Il valore super i 16 miliardi di euro. Il mercato degli alimenti a base vegetale in Europa non è dunque più una nicchia.
Nel 2026 il settore ha raggiunto un valore di oltre 16,3 miliardi di euro nei principali Paesi europei, registrando una crescita annua superiore al 5% tra il 2024 e il 2025.
Si tratta di numeri importanti, che certificano una trasformazione profonda nei comportamenti alimentari degli europei. Tuttavia, il dato presenta anche un significativo paradosso: nonostante la crescita costante, il comparto rappresenta ancora solo il 2,4% del totale delle vendite alimentari. Questo evidenzia un enorme potenziale di espansione, ancora in gran parte inespresso.

Da tendenza di nicchia a consumo quotidiano
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalle analisi di mercato è il cambiamento nella natura della domanda. Se fino a pochi anni fa i prodotti plant-based erano percepiti principalmente come alternative “di nicchia”, oggi si stanno progressivamente integrando nelle abitudini quotidiane dei consumatori.
Interessante scoprire che, non a caso, le categorie più importanti non sono i sostituti della carne, ma prodotti già “naturalmente vegetali”. In particolare:
- frutta secca e semi rappresentano circa il 45% del mercato,
- le alternative ai latticini il 21%,
- i piatti pronti vegetali il 15%,
- mentre i sostituti di carne e pesce si fermano a una quota marginale, intorno al 4%.
Questo dato è significativo: indica che il successo del plant-based non dipende più soltanto dall’imitazione dei prodotti animali, ma da un cambiamento più strutturale nelle scelte alimentari.
Gli alimenti vegetali non sono più “sostituti”, ma diventano componenti centrali di una dieta varia e moderna.

Quindi stiamo diventando tutti vegani?
Purtroppo no, almeno non per ora. Il vero motore della crescita del mercato plant-based non è rappresentato, come si potrebbe pensare, dai vegani o dai vegetariani. Questi gruppi rimangono infatti una minoranza: circa l’11% della popolazione europea.
A trainare il settore è invece una categoria molto più ampia e in forte espansione: quella dei flexitariani, ovvero persone che riducono il consumo di carne senza eliminarlo completamente.
Nel 2024 i flexitariani hanno raggiunto il 31% della popolazione europea, in netto aumento rispetto al 21% del 2023.
Si tratta di un cambiamento culturale rilevante. Il flexitariano adotta un approccio più flessibile e pragmatico: alterna prodotti animali e vegetali, spesso per motivazioni legate a salute, sostenibilità ambientale e curiosità gastronomica.
Questa trasformazione spiega perché il mercato stia crescendo anche senza un aumento significativo dei vegani: è la “normalizzazione” del plant-based, più che la sua radicalizzazione, a sostenerne lo sviluppo.

Un’Europa a più velocità
La crescita del mercato plant-based non è uniforme all’interno del continente. Alcuni Paesi stanno registrando performance particolarmente positive, mentre altri mostrano segnali di rallentamento.
- Germania e Spagna guidano la crescita, con incrementi a valore rispettivamente del +7,2% e +7,5%.
- Il Regno Unito, pur essendo uno dei mercati più grandi (circa 4,5 miliardi di euro), mostra una fase di stagnazione e una lieve contrazione dei volumi.
Queste differenze riflettono vari fattori: potere d’acquisto, abitudini alimentari, politiche pubbliche e livello di maturità del mercato. Evidenziano anche come il futuro del settore dipenderà sempre più dalla capacità di adattarsi ai contesti locali.
Le sfide: prezzo, gusto e accessibilità
Nonostante la crescita, il settore deve affrontare alcune criticità strutturali. La principale riguarda il prezzo, che spesso rimane superiore rispetto ai prodotti di origine animale
Questo elemento rappresenta un ostacolo importante alla diffusione su larga scala, soprattutto in un contesto economico segnato dall’attenzione al potere d’acquisto.
Un’altra sfida è legata al gusto e alla qualità percepita. I consumatori, soprattutto i flexitariani, non sono disposti a scendere a compromessi: cercano prodotti che offrano un’esperienza comparabile – o migliore – rispetto alle alternative tradizionali.
Infine, c’è il tema dell’accessibilità: il successo del plant-based dipenderà dalla sua capacità di uscire definitivamente dal “reparto specializzato” e integrarsi pienamente sugli scaffali e nei menu quotidiani.

Le prospettive future
Gli analisti concordano nel ritenere che il mercato plant-based sia entrato in una fase nuova. Se la prima fase è stata caratterizzata da entusiasmo, innovazione e curiosità, la seconda – quella attuale – è legata alla consolidamento.
La crescita futura non sarà più guidata dalla novità, ma dalla capacità delle aziende di:
- offrire prodotti accessibili e competitivi,
- migliorare gusto e qualità nutrizionale,
- integrare il plant-based nelle abitudini quotidiane.
In questo scenario, il passaggio chiave è culturale: il plant-based non viene più percepito come una scelta ideologica, ma come una opzione concreta e quotidiana.
Una rivoluzione silenziosa.
Il mercato plant-based in Europa rappresenta oggi una delle trasformazioni più significative dell’industria alimentare. Con un valore di oltre 16 miliardi di euro e una crescita costante, il settore si sta progressivamente affermando come componente stabile del sistema agroalimentare.
La vera rivoluzione, però, non riguarda solo i numeri. È una rivoluzione silenziosa nei comportamenti: sempre più europei scelgono di ridurre – anche solo parzialmente – il consumo di prodotti animali.
Ed è proprio questa scelta “intermedia”, flessibile e diffusa, a rappresentare il vero motore del cambiamento.

Insomma. Più consumi vegetali, ma…
Ma nemmeno con questo articolo possiamo urlare ad alta voce: finisce l’era degli allevamenti intensivi, delle inutili stragi di animali, dei soprusi nei confronti dei nostri fratelli più deboli.
Ci vorranno ancora anni, decenni, qualcuno teme secoli affinché questo avvenga.
Sono numeri incoraggianti, che evidenziano una tendenza, ma non numeri che ci fanno pensare ad una rivoluzione. Per quella, per chi ha a cuore il lato etico della nostra scelta, abbiamo ancora bisogno di tempo. E di tanta, tanta consapevolezza.
Milano, 20/05/2026 – Daniele Pica

