Da “caccia agli animali” a “caccia all’uomo”
L’inquietante “Safari” a Sarajevo, che aveva come bersaglio l’essere umano, uscito allo scoperto – Articolo di Paolo Berbellini
Quando qualcuno dice che la caccia agli animali è l’anticamera verso la caccia all’uomo spesso questo qualcuno viene deriso se non preso per pazzo, eppure è un concetto espresso anche da celebri filosofi, pensatori e/o scrittori, compreso Singer, scampato ai campi di concentramento.
“Fino a che gli esseri umani continueranno a spargere il sangue degli animali, non ci sarà alcuna pace. C’è solo un piccolo passo da fare dall’uccidere degli animali al costruire camere a gas di stampo hitleriano e campi di concentramento di stile staliniano… non ci sarà giustizia fino a che un uomo brandirà un coltello o un’arma per distruggere coloro che sono più deboli di lui.” Cit. Isaac Bashevis Singer

Uno può pensare siano concetti espressi tanto per “filosofeggiare”, eppure la scoperta dei Safari organizzati a Sarajevo durante il conflitto in Bosnia, è la prova che i vari filosofi non sono tanto visionari, anzi, sarebbe meglio ascoltare le loro parole.
Riportiamo qui sotto un articolo scritto da Paolo Berbellini del MAC – Movimento Anti Caccia.
Da caccia agli animali a caccia all’uomo il passo è breve
Accomunati dalla passione per la caccia e le armi, benestanti, sadici, vicini ad ambienti di destra.
Questo è a grandi linee il profilo degli italiani (ma non solo) che durante l’assedio di Sarajevo (guerra di Bosnia dal 1992 al 1996) partivano per dei veri e propri “safari” aventi quali bersagli civili inermi.
L’indagine della Procura di Milano parte a seguito di un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni, che ha raccolto varie fonti e testimonianze attendibili.
Fra questi un articolo de La Stampa e uno del Corriere della Sera, entrambi pubblicati il 30 marzo 1995; il documentario “Sarajevo Safari” del regista Miran Zupanic; un esposto dell’ex Sindaca di Sarajevo Benjamina Karic, in carica dal 2021 al 2024; altre testimonianze dirette raccolte, e sembra che di tutto questo fossero a conoscenza sia i Servizi serbi che quelli italiani.
Da quanto apprendiamo questi italiani, per ora si parla di cinque, ma pare che l’indagine si stia allargando a macchia d’olio, partissero da Trieste il venerdì per andare a sparare a civili inermi e tornare in famiglia la Domenica sera, pagando somme ingenti.

Complice una compagnia turistica Serba, e con la copertura fornita dalla licenza di caccia, si andava a sparare a uomini, donne, bambini, anziani.
La prassi sembra fosse quella di ferire un passante e attendere i soccorsi per uccidere il ferito e i suoi soccorritori, con lo scopo di creare dolore alla popolazione, ma soprattutto di sfamare un patologico sadismo insito nei partecipanti.
Una sadica ricerca dell’adrenalina come quella che muove proprio i cacciatori quando desiderano sparare alla preda, con la differenza che la preda era umana.
Se così fosse, non sarebbe sbagliato pensare che solo le leggi vigenti impediscano a certe categorie mosse da sadismo di sconfinare nella caccia all’uomo.
A Sarajevo c’era anche un tariffario: uccidere i bambini costava di più…
Milano, 26/11/2025 – Paolo Berbellini
