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Buckingam palace: stop ai cappelli d’orso?

Cappelli d’orso delle guardie reali: Londra verso lo stop alle pellicce

Per milioni di turisti sono uno dei simboli più riconoscibili del Regno Unito: l’uniforme scarlatta, la postura immobile e quei giganteschi copricapi neri che da oltre due secoli caratterizzano le guardie reali britanniche. Ma dietro quell’immagine da cartolina si nasconde una realtà che sempre più persone considerano incompatibile con la sensibilità contemporanea verso gli animali.

Una richiesta ufficiale e politica.

In questi giorni un gruppo di parlamentari britannici appartenenti a schieramenti politici diversi ha chiesto ufficialmente al governo di abbandonare l’utilizzo delle pelli d’orso vere impiegate per realizzare i tradizionali colbacchi delle guardie reali. Nella lettera inviata al ministro della Difesa Luke Pollard, i firmatari sostengono che questa pratica sia ormai “impossibile da giustificare” dal punto di vista etico e chiedono l’introduzione di materiali sintetici in linea con gli standard moderni di tutela animale.

La questione va ben oltre l’estetica. I celebri cappelli, infatti, vengono ancora prodotti utilizzando vere pelli di orso nero provenienti dal Canada, dove gli animali vengono abbattuti nell’ambito di attività di caccia autorizzate. Ogni copricapo richiede la pelle di almeno un animale e il Ministero della Difesa britannico ne acquista regolarmente per sostituire quelli usurati o per equipaggiare nuovi soldati.

Il pensiero del movimento animalista

Per il movimento animalista, questa pratica rappresenta un paradosso sempre più difficile da accettare. Da una parte il Regno Unito si propone come uno dei Paesi più avanzati sul fronte del benessere animale; dall’altra continua a mantenere una tradizione che implica l’utilizzo di pelli animali per finalità puramente cerimoniali. Nessuna necessità operativa, nessuna esigenza di sopravvivenza: soltanto la conservazione di un simbolo storico.

È il classico conflitto tra tradizione ed etica. Ma la storia insegna che molte consuetudini considerate intoccabili sono state abbandonate quando la società ha sviluppato una maggiore consapevolezza morale. Le tradizioni non sono entità immutabili: cambiano, si evolvono e spesso sopravvivono proprio grazie alla loro capacità di adattarsi ai nuovi valori collettivi.

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Immagine IA

Per questo motivo appare significativa l’apertura mostrata dallo stesso Ministero della Difesa. Un portavoce ha confermato che sono già in corso test e valutazioni su alternative sintetiche capaci di garantire lo stesso aspetto e la stessa durata dei copricapi tradizionali. In passato i tentativi non avevano prodotto risultati soddisfacenti, ma la tecnologia dei materiali ha fatto passi da gigante e oggi le soluzioni disponibili sono molto più avanzate rispetto a pochi anni fa.

La sostituzione del cappello d’orso: un valore simbolico.

La possibile sostituzione dei cappelli d’orso avrebbe soprattutto un grande valore simbolico. Nessuno propone di cancellare le guardie reali, la loro storia o il loro ruolo cerimoniale. Al contrario, l’obiettivo è preservarne l’immagine eliminando la sofferenza animale che ne accompagna ancora la realizzazione.

Per il mondo antispecista, la vicenda rappresenta un esempio emblematico di come gli animali continuino a essere considerati risorse da utilizzare per scopi umani, anche quando esistono alternative altrettanto efficaci. Se un materiale sintetico può garantire lo stesso risultato estetico e funzionale, quale giustificazione resta per continuare a utilizzare la pelle di un essere senziente?

La risposta potrebbe arrivare presto da Londra. E se il cambiamento dovesse concretizzarsi, uno dei simboli più famosi della monarchia britannica potrebbe trasformarsi in un esempio di evoluzione culturale: la dimostrazione che il rispetto per gli animali non è incompatibile con la storia, ma può diventarne il naturale sviluppo.

24/09/26 – Daniele Pica

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