Una speranza – Riflessioni di Mariangela Corrieri
Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero. Cit. Albert Einstein
“Ci sono esseri umani che riescono a comprendere solo le proprie sofferenze, i propri dolori ed i personali desideri. Vi sono altri inividui che estendono questi sentimenti ai propri cari, ai familiari più intimi. Altre persone ancora allargano l’orizzonte della comprensione e della solidarietà agli individui della propria categoria, specie e razza. Esseri umani il cui sguardo ha la forza di attraversare i monti i mari e gli oceani si prodigano per i disgraziati del mondo intero. Infine ci sono individui dalle fattezze sovrumane che somigliano ad extraterrestri: piccoli, verdi, con le antenne e tre occhi. Non lasciano tracce al suolo ed hanno un esiguo impatto ambientale. Vedono attraverso i muri ed il tempo: riescono a soffrire persino per un animale, si emozionano per il canto di un uccello e si appassionano per il destino di esseri viventi diversi da loro, brutti e lontani” Cit. da Animali a(r)mati di Stefano Apuzzo.
Un cammino da fare
Questi individui disarmanti sono il futuro della società. Un’utopia? Un sogno? Un’illusione? Pensare che la situazione in Italia, nel mondo, cambi dall’oggi al domani è sì utopia, non possiamo ottenere tutto e subito, ma un passo alla volta; camminare verso l’utopia rende il sentiero fertile, la coscienza ricca e la vita liberata.”

Dobbiamo camminare per quella strada lunga e tortuosa che va dall’antropocentrismo al biocentrismo, dallo specismo all’antispecismo (come stiamo ancora facendo per il sessismo e il razzismo), cancellando il pregiudizio, consegnando alla nostra coscienza la capacità di esistere e avanzando verso quel futuro lontano che potremmo avere.
La società umana è diversificata per storia, abitudini, cultura, interessi, religioni, subisce pressioni, oscurantismo, condizionamenti, anche nei confronti dei propri conspecifici. Praticare l’alto valore del rispetto di ogni vita è un processo pieno di ostacoli, ma sempre possibile. Menti illuminate, pensieri liberi, coscienze creative e cuore aperto, lo hanno dimostrato.
Non si può pretendere né credere, che tutti, in una volta sola, si trasformino e abbraccino l’etica biocentrica. Non lo ha fatto Tom Regan, uno dei più grandi filosofi morali e animalisti del nostro tempo che si è definito “temporeggiatore”.
L’errore
Il nostro errore sta nell’atteggiamento a classificare/dividere non solo gli animali ma, come abbiamo fatto e ancora facciamo, con gli umani (padroni e schiavi/schiavismo, bianchi neri/razzismo, maschi femmine/sessismo…).
Secondo il nostro interesse classifichiamo l’animale “da” come sottolinea Roberto Marchesini (filosofo, etologo, saggista): da lavoro, da guardia, d’affezione, da reddito, da terapia, da soccorso, da laboratorio, d’allevamento, da corsa, da guida, da carne, da latte, da uova, da caccia da gara, da compagnia
E se li considerassimo invece semplicemente gli esseri viventi e senzienti con cui condividiamo il pianeta?
L’empatia
Chi quotidianamente e attivamente si occupa di diritti animali tende a sviluppare (attraverso l’esperienza o in virtù di una predisposizione naturale), un forte stato di empatia nei riguardi degli animali non umani; egli non pone mai una linea di demarcazione tra il dolore degli animali umani e quello degli animali non umani, riconoscendo a entrambi pari dignità e pari diritto alla vita.
Questa straordinaria capacità di “sentire dentro”, di andare non solo verso l’altro, ma anche di portare costoro nel proprio mondo, è un potente mezzo di cambiamento, uno strumento necessario a farci comprendere fino in fondo l’infinita sofferenza che si abbatte quotidianamente sugli animali.

Per generazioni le antiche culture tribali si sono tramandate in tutto il mondo il rispetto per l’Intelligenza della natura, l’idea che ogni cosa è collegata (Teoria del Caos) e che non riceviamo la Terra in eredità dai genitori ma in prestito dai figli. Ritornare allo spirito iniziale e non soccombere alle tecnologie omologanti delle multinazionali che vedono negli esseri viventi materia di guadagno e, poichè guadagnando si classificano come le maggiori concentrazioni di ricchezza al mondo, condizionano le scelte di tutti. Ormai lo sappiamo: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non possiamo accettarlo, la Terra è patrimonio indissolubile dell’umanità tutta e ogni essere vivente ha il diritto di vivere la vita che gli è stata data.
Sfide
Con la popolazione mondiale destinata a crescere, dagli attuali oltre 8 miliardi ai 10 miliardi di persone entro la metà del secolo, garantire l’accesso al cibo sufficiente per tutti è una delle più grandi sfide del nostro tempo.

Siamo oramai abituati agli slogan dettati dagli interessi dell’industria agroalimentare, che sostengono come sia necessario aumentare la produzione. Con questo si intende generalmente rinchiudere gli animali in mega allevamenti.

Ciò che l’industria dell’allevamento intensivo non ammette è che il sistema attuale produca già sufficiente cibo per nutrire tutti, e anche di più. L’allevamento intensivo è responsabile di alcuni dei maggiori danni alla salute pubblica e all’ambiente e della più grande inefficienza alimentare del pianeta. Infatti, la maggiore area di spreco di cibo non è rappresentata da quello che buttiamo nella spazzatura, ma è responsabile di un consumo massiccio di risorse, come cereali (circa due terzi quelli usati nell’UE come mangime) e acqua (circa un terzo di quella usata dall’agricoltura).
Cosa possiamo fare
Ribellarsi è facile, ogni individuo ha la possibilità di indirizzare il mercato con le proprie scelte. Ognuno di noi può fare la differenza.
Considerare entità del tutto separate gli animali e la carne del loro corpo, rappresenta una schizofrenia umana. Certamente non aiuta a conseguire “il pieno sviluppo della persona“, Art. 3 comma 2 della Costituzione, l’atto di immobilizzare, appendere, sgozzare, decapitare, spellare, eviscerare, segare, fare a pezzi, annegare, mutilare, infettare….. corpi di animali, inoltre l’antropocentrismo, coltivato dalle “religioni istituzionali ha legittimato, più spesso sacralizzato o direttamente predicato e promosso la violenza mortale sugli uomini e sugli animali” (Luigi Lombardi Vallauri, professore emerito di Filosofia del Diritto Università degli Studi di Firenze, in “Animali: istruzioni per il non uso”). Pensiamo anche alla macellazione rituale di ebrei e musulmani.

La maggior parte di questi animali, miliardi di animali, soffre ogni singolo minuto della propria esistenza. Sono fisicamente malati , minati da malattie croniche e debilitati. Sono annientati psicologicamente, oppressi dal sommarsi di disorientamento e depressione, sono ombre tragiche e patetiche dei loro forti antenati. Sono molte le modalità di manipolazione, tortura, uccisione che noi umani utilizziamo per sfruttare gli animali. Soprattutto cruente, soprattutto rivolte al nostro interesse. Ma, il numero dirompente, travolgente, inaccettabile di animali uccisi è dovuto all’alimentazione.
La cultura della carne
Nel suo libro “Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne”, Jeremy Rifkin (uno degli economisti più famosi, sociologo, saggista) formula una precisa accusa verso la “cultura della carne” imperante in Occidente, che sarebbe responsabile da un lato di numerose malattie, dall’altro di enormi squilibri ecologici e della sottrazione di grandi quantità di cereali all’alimentazione umana, incrementando così la povertà e la fame nei paesi del Terzo Mondo.

Ma, nel futuro, secondo Richard Brenson, milionario fondatore di Virgin Group e Bill Gates fndatore di Microsoft, gli investimenti nella nascente tecnologia, permetteranno di mangiare carne senza uccidere gli animali. La startup Memphis Meat sta investendo già dal 2016 sui primi esperimenti di carne coltivata in laboratorio partendo dalle cellule degli animali, senza recare loro sofferenza alcuna. Questa carne coltivata (non sintetica come da qualcuno viene chiamata) è già in commercio e utilizzata a Singapore, Stati Uniti, Regno Unito
Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto Cit. Leonardo
La speranza di raggiungere un mondo migliore, come quello che Leonardo prospettava, non può morire perché ognuno di noi può indirizzare il proprio comportamento e, lo sappiamo, tante gocce formano il mare.

“Che io possa avere la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare ciò che posso e la saggezza per capire la differenza”
(Il cavaliere che aveva un peso sul cuore di Marcia Grad Powers).
Milano, 25/09/2025 – Mariangela Corrieri

Le riflessioni esposte dalla Corrieri colpiscono per la chiarezza nell’esposizione e per la sua accentuata sensibilità.
L’abitudine comune di distinguere l’animale dall’umano forse dipende dal nostro modo di esprimerci con semplificazione, ma credo che, almeno in Europa, la speranza (infondata) di avere un rapporto con Dio aderendo a una religione, contribuisca a far sì che l’uomo si consideri superiore e padrone della Natura, come appare anche dalla lettura della Bibbia.
Nella vita caotica odierna le persone considerano gli animali con superficialità, mentre se imparassero a guardarli negli occhi potrebbero sentire il loro stato d’animo e capirli come se parlassero.
Tuttavia mi sembra che la sensibilità possa portare anche a risultati errati, quando si parla di diritti, di uguaglianza, di sessismo, ecc. : la Natura ci fà differenti uno dall’altro
e la lotta per vivere è condizionata dalle caratteristiche di ciascuno, per cui mi sembra logico accettare lo stato di fatto semza voler raggiungere forzatamente un’uguaglianza di diritti e di possibilità che in natura non esiste. Le differenze di sesso, di intelligenza, e di capacità fisiche fra gli individui non sono da livellare, ma al contrario vanno valorizzate perchè contribuiscono al progresso e alla continuazione della vita, quando non vengono utilizzate per scopi malvagi e infami, come l’uomo sa fare nei confronti degli altri esseri viventi (caccia, allevamenti, macellazioni, vivisezione,ecc.)
Non credo che la malvagità dell’uomo nei confronti degli esseri più deboli si possa contrastare col pacifismo e con ragionamenti, che sono inefficaci contro l’egoismo e gli interessi economici : la violenza va combattuta con volontà e mezzi superiori a quelli usati dal violento, perchè questo è l’unico linguaggio che può capire.