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Cani, (q)uore, corpo di Manuela Macelloni – Recensione di Marco Reggio

Un libro, tre strappi

Strappi: un libro e tre sono gli strappi raccontati da Manuela Macelloni.

Primo strappo: la morte

Il primo è lo strappo della morte, quello che si presenta innanzi quando perdiamo qualcuno che amiamo in termini ineluttabili.

Per Manuela è la scomparsa di Emma, l’amato pastore tedesco, che l’ha portata a una autentica e profonda riflessione sulla nera signora. È in questo strappo, nell’istante che si porta via tutto, che la morte può rivelarsi in maniera nuova: non solo un vuoto a perdere, ma anche una forma di restituzione.

Secondo strappo: il trapianto

Il secondo strappo non è metaforico. A Manuela è stato strappato il (q)uore dal petto. Ha affrontato un trapianto.

Perdere per ricevere. Perdere non solo un amore, ma sentirsi strappare anche l’organo con cui si ama. Che cosa è il (q)uore? Chi si diventa dopo aver perso il proprio (q)uore? Cosa significa essere battuti da un altro?

Manuela Macelloni e Marco Reggio

Terzo strappo: il corpo

Il terzo strappo che propone la filosofa è quello con tutta la tradizione filosofica che l’ha preceduta parlandoci del corpo in modo del tutto nuovo, secondo una prospettiva relazionale mai pensata prima.

Lei che abita un corpo che è tenuto in vita dalla morte, lei che ha vissuto la morte per tornare alla vita.

Quello proposto da Manuela Macelloni è un nuovo modo di fare filosofia che inaugura un nuovo genere, quello della “filobiografia” intesa come una filosofia incarnata, che si fa carne e che dialoga con la vita e che, parlandoci della quotidianità, svela dove si celi il senso della nostra dimensione umana.

Milano, 02/04/2026 – Marco Reggio

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