Il Cacciatore Celeste – BiblioVeg.it
Riflessioni di Davide Amodio sul libro “Il Cacciatore Celeste” di Roberto Calasso – Adelphi 2016
“Al tempo del Grande Corvo, anche l’invisibile era visibile. E continuamente si trasformava. Gli animali, allora, non erano necessariamente animali. Poteva darsi il caso che fossero animali, ma anche uomini, dèi, signori di una specie, demoni, antenati.”
Così comincia il libro di Calasso, Il Cacciatore Celeste edito per Adelphi. Egli passeggia nel labirinto delle citazioni (dagli antichi testi biblici a Shakespeare o a Nietzsche), delle simbologie e proponendo squisiti ragionamenti sulle origini delle parole, dei miti e degli antichi riti.
Nel quinto capitolo, Sapienti e Predatori, a pagina 139, comincia un interessantissimo discorso sulla questione del rapporto tra le specie animali.

“Ecco, vi ho dato tutte le erbe che hanno un seme, che si trovano sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero che dà frutto, che ha un seme: saranno il vostro nutrimento”. (Genesi, 1-28)
Per l’uomo e la donna gli alimenti concessi sarebbero stati piante e frutti. Di carne morta Elohim non ne parlava (pag. 139).

All’inizio dunque esistevano predatori ma non la predazione, come continua Calasso, e tutti gli animali, compreso l’uomo, si nutrivano esclusivamente di vegetali.
Questa storia, anzi questa “imponente peculiarità”(pag. 140), è stata oscurata da quella dell’albero al centro del giardino dell’Eden.
Tuttavia nel racconto di Noè, dopo il diluvio, le cose cambiano:
“Tutti coloro che pullulano sul suolo e tutti i pesci del mare sono consegnati nelle vostre mani. Tutto ciò che si muove e vive, vi servirà di alimento, come l’erba verde.” (Genesi, 9-24, in R. Calasso, op. cit, pag.140)
Dunque dal sesto giorno al discorso a Noè l’uomo era vegetariano (diremmo oggi vegano) poi avvenne un cambiamento immane con conseguenze enormi per tutti gli animali. Calasso, poco più avanti, fa una considerazione molto forte.

Ciò che tiene insieme e salda, nell’affinità e nell’avversione, ebraismo, cristianesimo e islamismo, prima ancora dell’unicità divina, modulabile e attenuabile attraverso schiere di angeli, di santi e di sante, è una comune guerra taciuta e costante, la “guerra contro l’animale”, una “guerra sacrificale vecchia come la Genesi”.
La differenza di specie dà così alla più forte, quella umana, una giustificazione divina che il paganesimo non contemplava, essendo gli dèi continuamente incarnati in animali, fiumi, alberi, rocce…
Plutarco si chiede perché “l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto” (Del mangiare carne, cit p.144) poiché l’Homo non era un animale carnivoro bensì frugivoro. Il desiderio di mangiare carne è un sentimento su cui gli psicologi non usano diffondersi. Forse lo considerano fisiologico, inevitabile come il fatto di respirare.
Ma così non è.
Ci fu un’età in cui gli uomini (…) erano frugivori. A un certo punto scoprirono che potevano mangiare la carne di animali morti. Fu un passaggio traumatico e irreversibile. Opporsi al desiderio di mangiare carne significa opporsi a un lunghissimo passato. Impresa possibile e praticabile, come dimostrò la prima setta dell’Occidente: i pitagorici. (cit. p.144).

È per questo motivo che per l’uomo moderno è spesso così difficile rendersi conto che un’abitudine, per quanto lunga quasi quanto la storia del genere umano non ha per questo una giustificazione.
Un’azione, o una abitudine non può e non deve essere considerata giusta solo perché la si pratica da moltissimo tempo; altrimenti sarebbe giustificato anche il fratricidio perché lo si pratica dai tempi di Caino e Abele.
Calasso continua sulle considerazioni sulla pratica del sacrificio, umano e animale, e le sue implicazioni che portarono anche al teatro. Ci conduce nel discorso dal praticare il sacrificio per giustificare il nutrirsi della carne dell’animale ucciso al significato simbolico del sangue come elemento di purificazione della colpa dell’uccisione stessa.
Tutto questo si sviluppa poi nella consuetudine: il più forte vince perché ha la benedizione divina. Continua poi sulle considerazioni di famosi filosofi come Cartesio che considerava gli animali come esseri irrazionali e dunque più cose che esseri viventi.
Calasso continua il suo labirinto di citazioni e osservazioni inseguendo la percezione del divino nelle varie epoche e nei vari luoghi, lasciando poi indietro le considerazioni sulla questione animale.
Considerazione personale
Tempo fa ho praticato la consapevolezza corporea in un campo di ulivi con un gruppo di venticinque persone guidate da un esperto.

È stato bellissimo poiché il contatto diretto con la natura per quasi otto ore al giorno per sette giorni di seguito, ha portato tutti a una connessione profonda con la terra, gli alberi, le cicale, il respiro del vento.
Tutto era divenuto sacro.
Tuttavia appena usciti dal campo molti tornavano alle loro abitudini alimentari. Il maiale trucidato e ucciso, o il pollo chiuso negli allevamenti intensivi che appariva poi morto e bruciato sulle loro tavole, era altra cosa.

Ho visto una persona commuoversi a vedere un’ala di cicala cascargli tra le dita e poi mangiare la carne morta di un altro animale senza neppure pensarci. Questo è forse il male più grande che la tradizione ci ha tramandato: la cosificazione dicotomica dei corpi e delle specie.
Per questo faccio attivismo: per colmare questo diabolico divario emotivo. Ogni persona responsabilizzata è una vittoria per tutti noi!
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Venezia, 16 agosto 2025 – Davide Amodio
