Laika, forse – BiblioVeg.it
Un urlo silenzioso che trasforma la storia di Laika in una riflessione politica, filosofica ed etica profonda.
“Laika, forse” di Massimo Filippi, Ortica Editore, porta il lettore a perdersi nella lettura, costringendolo a guardare senza veli l’orrore travestito da progresso.
Massimo ricostruisce con estrema sensibilità e rigore il breve e tragico passaggio di Laika su questo pianeta, affidandosi a una narrazione in quattro movimenti che mescola racconto, documento, denuncia.
Dalle strade fredde di Mosca, dove Laika viveva come randagia, al laboratorio dove il suo corpo è stato preparato e violato per gli esperimenti spaziali, fino al silenzio mortale della capsula orbitante dello Sputnik 2.
Scritto quasi fosse un diario, si alternano pagina dopo pagina i pensieri e le sensazioni di Laika e quelle degli “scienziati” che prendono nota con cruda freddezza le reazioni della cagnolina.
Parole strazianti quelle di Laika, creatura inconsapevole di quello che le sta succedendo, ma che vive tutto quasi con consapevolezza, il dolore dell’anima per la libertà che le è stata rubata, la sofferenza fisica che le toglie determinazione e forza. In contrapposizione ai rapporti freddi e scientifici del suo torturatore che, a tratti sembra vacillare, ma che non può “confessarlo”.
Infatti la parte più potente arriva alla fine, quando Laika ritorna, non nel senso fisico, ma come presenza che tormenta le coscienze di chi non accetta più la normalizzazione della violenza istituzionalizzata su animali e umani, comprese le coscienze degli stessi torturatori.

Con uno stile asciutto ma penetrante, “Laika, forse” diventa un atto di resistenza contro la narrazione dominante del progresso, denunciandone il lato oscuro: la disumanizzazione, il dominio, il sacrificio.
Il libro non offre consolazioni, ma interroga, provoca e invita alla responsabilità. Semina domande importanti: quanto vale una vita? E quante ne sacrifichiamo, ogni giorno, per ideali che non ci devono appartenere?
La narrazione di “Laika, forse” si dipana attraverso immagini oniriche e potenti, sottolineate anche dalle illustrazioni di Andromalis che scandiscono il passaggio da una fase all’altra del racconto, restituendo un’empatia che quasi travalica il linguaggio umano, abitando il corpo e la coscienza di Laika e, per estensione, di tutte le vittime invisibili della violenza istituzionalizzata sugli animali. In questo racconto, Laika non è “solo” una cagnolina nello spazio, ma è simbolo di una violenza che attraversa corpi animali e umani, un fantasma che si oppone alla narrazione dominante del progresso, denunciandone il lato oscuro fatto di dominio, disumanizzazione e sacrificio.
Laika, certo, la creatura più famosa balzata all’epoca dei fatti agli onori della cronaca, ma noi vogliamo sempre ricordare anche Dezik, Tsygan, Belka, Strelka la cui storia emerse per la prima volta nei diari inediti di Oleg Gazenko, responsabile del “Piano animali spaziali” dell’Unione Sovietica e che abbiamo raccontato in un articolo sul nostro sito.

Foto da dog.it
Pochi nomi a rappresentare i 50, di cui 20 morti in volo, che si sono trovati nel bel mezzo della gara tra superpotenze per la conquista dello spazio, ridotti quindi, come Laika, a “oggetti scientifici”, immolati sull’altare della corsa spaziale.
Nel suo racconto, Filippi invita a un ascolto più umile e rispettoso, a una postura di vera accoglienza verso l’alterità animale, sfidando il nostro sguardo rivolto all’indietro, cieco e incapace di sentire il canto delle cose. Attraverso una scrittura che richiama il potere profetico della poesia, il libro evoca una comunità inedita, fondata non sulla pretesa di dominio, ma sul commiato, sull’amore e sulla responsabilità condivisa.
Laika Forse è un testo necessario non solo per chi ama gli animali, ma per chiunque voglia guardare in faccia la realtà di un mondo che continua a ignorare le voci di chi è stato sacrificato, e che ancora ci chiama a fare memoria, resistenza e trasformazione.
Milano, 03/11/2025 – Grazia Cominato
