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Zoo di Bristol: una nuova casa per i gorilla

Trasferimento dei gorilla sopravvissuti dello Zoo di Bristol

I gorilla sopravvissuti dello Zoo di Bristol si trasferiscono finalmente in una nuova casa. Certo, non è la natura, ma è un piccolo passo avanti.

Siamo nel 2026 e circhi, per fortuna sempre meno, e zoo continuano ad essere luoghi di vita per gli animali in cattività.

Ancora una volta dobbiamo ripetere l’ovvio: un’anaconda deve stare nella foresta amazzonica, un rinoceronte in Africa e in Asia e uno stambecco in alta montagna. Non in gabbie anguste, non in spettacoli dove luci e musichette cercano di celare la realtà.

Ovvio: il problema è stato creato molti anni fa, secoli addirittura, se consideriamo che il primo zoo moderno è stato creato a Vienna nel 1752.

I gorilla: nuova vita

Dopo anni di incertezze, ritardi, preoccupazioni del pubblico e un crescendo di attenzione mediatica, gli ultimi gorilla rimasti nello storico Zoo di Bristol hanno finalmente raggiunto la loro nuova casa. Si tratta di un momento storico per la città e per la conservazione di una delle specie più minacciate del pianeta: il gorilla di pianura occidentale, classificato come in pericolo critico di estinzione.

Il trasferimento, avvenuto tra febbraio e marzo 2026, ha coinvolto otto gorilla provenienti dal vecchio sito cittadino di Clifton, chiuso al pubblico nel 2022. L’operazione di trasloco è stata definita “la più grande mai realizzata nel Regno Unito”, con oltre 40 persone tra veterinari, keeper, tecnici del benessere animale, esperti di trasporto e persino una scorta armata della polizia per garantire la massima sicurezza durante il percorso.

La loro destinazione: l’African Forest, un’area completamente nuova all’interno del Bristol Zoo Project, il complesso naturalistico situato alcuni chilometri a nord della città, progettato per diventare un grande parco di conservazione immersiva dedicato a specie minacciate a livello globale. Non i paesaggi sterminati dell’Africa ma qualcosa di decisamente meglio della vecchia sistemazione.

Una nuova vita “tra gli alberi”

Le prime immagini diffuse dai media mostrano i gorilla mentre esplorano con cautela – e poi con sempre maggiore sicurezza – un habitat radicalmente diverso da quello che hanno conosciuto per anni. Secondo quanto riportato dal Guardian, gli animali sono stati osservati arrampicarsi sugli alberi, cercare germogli freschi tra la vegetazione e studiare l’ambiente circostante con una curiosità che denota crescente benessere. Una delle scene più diffuse ritrae un giovane maschio di cinque anni, Hasani, mentre esce per primo all’aperto con entusiasmo, seguito con prudenza dalle femmine adulte del gruppo.

Il nuovo habitat è 4,5 volte più grande del precedente, e soprattutto è caratterizzato da un elemento raro nei recinti destinati ai gorilla: alberi veri, non solo tronchi artificiali. Un addetto ai lavori che ha lavorato con il gruppo, intervistato da Plant Based News, ha commentato che non è comune vedere ambienti tanto ricchi e naturali in contesti zoologici europei, lodando la complessità ecologica della nuova area.

Un trasferimento difficile, tra emozioni e lutti

Nonostante la riuscita del delicato trasporto, il processo non è stato privo di momenti dolorosi. A dieci giorni dall’arrivo nel nuovo habitat, il maschio dominante Jock, il più anziano silverback del Regno Unito con i suoi 42 anni, ha iniziato a mostrare segnali di grave malessere. I veterinari hanno tentato tutto il possibile, ma è stato necessario procedere all’eutanasia. L’autopsia ha poi rivelato una dissezione aortica, una condizione improvvisa e letale.

La perdita di Jock ha avuto un forte impatto emotivo su operatori e gorilla. Secondo Sarah Gedman, curatrice dei mammiferi del Bristol Zoo Project, Jock aveva offerto un prezioso senso di sicurezza al gruppo nei primi giorni nella nuova casa e aveva contribuito in modo determinante all’adattamento della famiglia all’ambiente sconosciuto.

La lunga attesa dei gorilla e il caso mediatico delle “irruzioni”

Il loro trasferimento è stato preceduto da mesi problematici.
Dopo la chiusura del vecchio Zoo di Clifton nel 2022, il gruppo era rimasto sul sito — non accessibile al pubblico — finché la nuova area non fosse stata completata. Nel frattempo, una serie di irruzioni illegali da parte di esploratori urbani e curiosi ha scatenato un’ondata di preoccupazione per il benessere degli animali. Video e foto diffusi senza contesto avevano alimentato fake news secondo cui i gorilla sarebbero stati “abbandonati” nello zoo chiuso.

Lo stesso Bristol Zoo Project ha dovuto chiarire più volte che gli animali ricevevano cure quotidiane complete e che il ritardo nel trasferimento era dovuto al desiderio di garantirne la massima sicurezza e di completare un habitat adeguato alla loro specie. Tuttavia, le irruzioni avevano creato reali disagi agli animali, disturbando il loro sonno e interferendo con l’addestramento necessario al trasloco.

Un progetto di conservazione più grande dello zoo stesso

Il Bristol Zoo Project, sviluppato sul sito che un tempo ospitava il Wild Place Project, rappresenta la trasformazione dello storico zoo cittadino in un moderno centro di conservazione. Niente più vecchi recinti vittoriani, ma habitat naturali e complessi, progettati non per esporre gli animali, ma per ricreare ecosistemi viventi.

Justin Morris, Chief Executive del Bristol Zoo Project, ha dichiarato che il nuovo sito non è “un tipico zoo”, ma piuttosto un progetto immersivo dedicato alla protezione di specie minacciate e alla sensibilizzazione del pubblico attraverso ambienti realistici e multidimensionali.  L’African Forest è solo la prima di diverse aree tematiche previste nel piano di espansione.

Una rinascita per gli animali e per la città

Ora che il gruppo ha finalmente raggiunto la sua nuova casa, l’obiettivo principale è permettere ai gorilla di stabilizzarsi, adattarsi e ritrovare un equilibrio dopo anni di transizione e incertezze. Per questo motivo, per alcune settimane l’accesso pubblico rimarrà limitato: gli operatori monitorano attentamente ogni segno di stress, curiosità o cambiamento comportamentale. Per la città di Bristol, però, questo trasferimento rappresenta molto più del semplice spostamento di un gruppo di animali: è il simbolo della trasformazione di una storica istituzione, della continuità di un impegno etico verso la fauna in pericolo e di un nuovo modo — più moderno e responsabile — di immaginare gli zoo del futuro.

Gli otto gorilla sopravvissuti, protagonisti involontari di mesi di attenzione mediatica, hanno ora la possibilità di vivere “una vita tra gli alberi”, come l’ha definita il Guardian, in un ambiente più ricco, naturale e degno della loro specie. E, almeno per ora, questo sembra davvero l’inizio di una nuova storia. Che non riporterà i gorilla nella terra di origine dei loro avi e questa è un’altra questione che va tenuta in considerazione: una vita in cattività spegne spesso ogni forma di istinto di conservazione.

Oggi bisogna cercare di dare il meglio a questi sfortunati fratelli animali, non pretendere di modificare in un istante anni di assurdo antropocentrismo.

A proposito di animali sfruttati, suggeriamo la visione del film “L’ultimo spettacolo”, QUI l’intervista al regista Andrea Morabito.

Milano, 17/04/2026 – Daniele Pica

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