Pesca in Apnea: caccia tra le onde
Quando l’uccisione degli animali viene ancora chiamata “sport”
E mentre tutta l’attenzione era rivolta verso la vicenda del DDL 1552, i giorni scorsi si sono tenuti nelle acque di Mazara del Vallo (Trapani), i Campionati Italiani Assoluti di Pesca in Apnea 2026, organizzati dalla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee).
Questa pratica rientra, come la caccia, tra gli sport e, nello specifico, il campionato è una gara che, per gli appassionati, rappresenta il massimo appuntamento agonistico della disciplina. E la domanda è sempre la stessa: perché si continua a considerare e chiamare “sport” un’attività che consiste nell’uccidere esseri viventi?
Pesca in apnea agonistica, di cosa si tratta?
La pesca in apnea è una disciplina praticata in immersione, trattenendo il respiro, durante la quale i partecipanti catturano i pesci con un fucile subacqueo. Durante le gare, gli “atleti” devono rispettare delle tempistiche ben precise per individuare e colpire le prede. Una volta risaliti a galla, il loro trofeo viene pesato e valutato secondo regolamenti federali che assegnano punteggi in base al peso e alla specie catturata.
La pesca in apnea è stata riconosciuta attività sportiva dalla FIPSAS fin dal secondo dopoguerra ed è oggetto di campionati regionali, semifinali e finale nazionale.

Per limitare l’impatto sull’ambiente, negli ultimi anni sono state apportate delle significative modifiche ai regolamenti secondo le quali vengono protette alcune specie, sono stati inseriti dei limiti di cattura ed è stato ridotto il numero degli animali che si possono uccidere, ma il concetto di base rimane invariato: vince chi ammazza più prede possibili, poco importa che siano più o meno idonee secondo il regolamento. Sempre di vite si tratta!
In cosa differisce dalla caccia?
Molto poco. Nella caccia terrestre gli animali vittime sono mammiferi e uccelli, nella pesca in apnea le prede sono pesci. Cambia quindi l’ambiente, ma non la sostanza: un animale viene individuato, inseguito, colpito e ucciso per diletto… per ottenere un punteggio!
La percezione è diversa per un semplice pregiudizio culturale. I pesci vivono sott’acqua, sono silenziosi, ai nostri occhi sono poco espressivi pertanto suscitano meno empatia rispetto a un cervo, una volpe o un cinghiale, ma ciò non significa che non soffrano o che non abbiamo diritto a vivere.



Anche i pesci sono creature senzienti.
Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ci ha permesso di conoscere tanto di più sui pesci, ora abbiamo la certezza che i pesci possiedono recettori del dolore (nocicettori), un sistema nervoso complesso e, quando vengono feriti, modificano il loro comportamento in alcuni modi che non possono essere liquidati come semplici riflessi automatici. Le creature marine hanno ricordi e memoria, evitano situazioni associate a esperienze negative ed alterano il comportamento sociale a seconda delle situazioni che stanno vivendo.
Nel 2024 oltre 500 ricercatori di fama internazionale hanno sottoscritto la New York Declaration on Animal Consciousness, secondo cui esistono solide basi scientifiche per ritenere che tutti i vertebrati, compresi i pesci, abbiano una concreta possibilità di vivere esperienze coscienti.
L’idea che i pesci siano automi incapaci di soffrire è superata, pertanto continuare a considerare le creature marine esseri “inferiori” appartiene a una visione obsoleta e ampiamente superata dalle evidenze scientifiche.

Possono la caccia o la pesca essere davvero definite uno sport?
Lo sport promuove valori importanti come il miglioramento delle proprie capacità fisiche, il rispetto dell’avversario, la lealtà e il superamento dei propri limiti.
Nella caccia e nella pesca, che sia in apnea o no, invece gli avversari, ovverosia gli animali, non competono: vengono uccisi e la competizione non si svolge ad armi pari.
Sicuramente nell’apnea si richiede preparazione fisica, tecnica, allenamento e sangue freddo. Ma il fatto che un’attività richieda abilità non significa automaticamente che il suo obiettivo sia eticamente accettabile.


Una sensibilità che sta cambiando
La sensibilità collettiva nei confronti degli animali cresce anno dopo anno e l’idea stessa che gli animali sono esseri senzienti è ormai entrata nel dibattito pubblico e nella legislazione europea. Appare dunque sempre più anacronistico, in questo contesto, organizzare competizioni in cui il risultato dipende dal numero e dal peso degli animali uccisi.
In questo particolare momento storico si sta mettendo in discussione la caccia terrestre, ed è probabile che nei prossimi anni cresca anche il dibattito sulla pesca sportiva agonistica. Il discorso non riguarda soltanto la conservazione delle specie marine, ma soprattutto il rapporto etico tra l’essere umano e gli altri animali.
Indipendentemente dal fatto che vivano nei boschi o nel mare, gli animali non sono bersagli. E il rispetto della loro vita dovrebbe rappresentare un valore da promuovere, non un ostacolo da superare per vincere una medaglia.


Milano, 06/07/2026 – Miguel Angel Beso

