Megattere a spasso
L’incredibile avventura oceanica di due megattere che percorrono oltre 14 mila chilometri tra Australia e Brasile.
Quasi quasi faccio un giretto…
Un viaggio straordinario, lungo più di 14 mila chilometri, attraverso oceani interi, ha sorpreso la comunità scientifica internazionale. Protagoniste sono due megattere che, in momenti diversi, hanno attraversato metà del pianeta spostandosi tra le acque dell’Australia orientale e quelle del Brasile.
Un’impresa che rappresenta la distanza più lunga mai documentata per questa specie e che apre nuove prospettive sul comportamento dei grandi cetacei.
La scoperta è stata pubblicata il 20 maggio 2026 sulla rivista Royal Society Open Science, frutto di uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori.
Un viaggio oltre ogni previsione
Le due megattere hanno coperto distanze minime stimate rispettivamente in circa 14.200 e 15.100 chilometri, collegando due aree di riproduzione situate agli antipodi: la costa orientale dell’Australia e il Brasile. Si tratta di un risultato sorprendente perché, fino ad oggi, si riteneva che le popolazioni di megattere seguissero rotte migratorie piuttosto rigide, tramandate di generazione in generazione. Questi spostamenti, invece, dimostrano che almeno alcuni individui sono in grado di attraversare interi bacini oceanici e passare da una popolazione all’altra, sfidando le conoscenze consolidate sulla specie.
Come sono state tracciate le balene
La scoperta non è avvenuta tramite satelliti o dispositivi elettronici, ma grazie a un metodo molto più “artigianale”: la fotografia. Gli scienziati hanno analizzato oltre 19.000 immagini delle code delle balene, raccolte tra il 1984 e il 2025 in Australia e in America Latina. Ogni megattera ha infatti un disegno unico sulla parte inferiore della coda, chiamata “fluke”. Proprio come un’impronta digitale umana, questo pattern consente di riconoscere un singolo individuo anche a distanza di anni.
Grazie a database internazionali e piattaforme di citizen science come Happywhale, che raccolgono immagini inviate da ricercatori ma anche da turisti e appassionati, è stato possibile collegare osservazioni effettuate a migliaia di chilometri e a decenni di distanza.
Due storie incredibili
Il primo caso riguarda una megattera fotografata nel 2007 nella zona di Hervey Bay, in Australia, e osservata nuovamente nel 2019 al largo di San Paolo, in Brasile, dopo aver percorso almeno 14.200 chilometri. Il secondo esemplare ha compiuto un viaggio ancora più impressionante: avvistato nel 2003 nelle acque brasiliane dell’Abrolhos Bank, uno dei principali siti di riproduzione della specie, è stato ritrovato nel 2025 in Australia. In questo caso, la distanza documentata raggiunge i 15.100 chilometri, stabilendo il record assoluto.
Va sottolineato che queste cifre rappresentano la distanza minima “in linea retta” tra i due punti di avvistamento. Il percorso reale seguito dagli animali potrebbe essere stato ancora più lungo.
Un fenomeno rarissimo
Nonostante la spettacolarità del risultato, gli scienziati sottolineano che si tratta di eventi estremamente rari. Su quasi ventimila individui analizzati, soltanto due hanno mostrato un collegamento diretto tra le due aree di riproduzione. Questo suggerisce che tali viaggi siano probabilmente eccezioni, forse compiute una sola volta nella vita di una balena, piuttosto che comportamenti regolari.
Perché queste migrazioni sono importanti
Al di là del record, la scoperta ha un grande valore scientifico. Secondo i ricercatori, questi spostamenti possono favorire la diversità genetica, permettendo l’incontro tra popolazioni che normalmente rimangono separate.
Non solo: le megattere sono note per i loro complessi canti, che si diffondono all’interno dei gruppi. Un individuo che si sposta tra oceani diversi potrebbe contribuire a trasmettere nuove “melodie” da una popolazione all’altra, in un processo simile alla diffusione culturale.
Nuove domande per la scienza
Rimane ancora da capire cosa spinga questi animali a intraprendere viaggi così estremi. Tra le ipotesi avanzate ci sono i cambiamenti ambientali, la disponibilità di cibo, le variazioni climatiche o semplicemente deviazioni occasionali dalle rotte tradizionali.
Le megattere sono già note per compiere migrazioni stagionali lunghissime tra aree di alimentazione e di riproduzione, ma collegamenti diretti tra due siti riproduttivi così distanti non erano mai stati documentati prima.
Una scoperta che cambia prospettiva
Questa ricerca rappresenta una svolta nella comprensione dei movimenti delle megattere e, più in generale, degli ecosistemi oceanici. Dimostra che gli oceani sono più connessi di quanto si pensasse e che anche specie considerate “fedeli” a specifiche rotte possono, in rari casi, attraversare intere porzioni di pianeta.
Allo stesso tempo, mette in evidenza l’importanza della collaborazione internazionale e della raccolta di dati nel lungo periodo: senza decenni di osservazioni e il contributo di migliaia di persone, questo viaggio non sarebbe mai stato scoperto.
Milano, 11/06/2026 – Daniele Pica

