Conflitto in Medio Oriente: l’alto prezzo che pagano gli animali domestici
L’emergenza silenziosa che rischia di esplodere. Articolo di Daniele Pica
L’abbandono o la soppressione di animali domestici a causa di situazioni di conflitto che spingono le persone a scappare come in caso di guerra o catastrofi, purtroppo non è una novità, pochi sanno che durante la seconda guerra mondiale, prima ancora che partissero i bombardamenti, sono stati registrati oltre 500.000 cani e gatti soppressi.
Non stupisce quindi che la stessa cosa stia accadendo in Medio Oriente dove la situazione era già grave in alcune aree a causa della crisi economica ma che peggiora di ora in ora e rischia di esplodere con il conflitto che non accenna a diminuire. Bombardamenti, incursioni e scambi di missili coinvolgono ormai gran parte della regione, dall’Iran a Israele, dal Libano alla Penisola Arabica e gli esperti temono che l’emergenza animale sia solo all’inizio.

Le poche organizzazioni ancora attive sul campo lanciano appelli continui per donazioni, volontari e sostegno logistico, ma le loro risorse sono limitate.
Ogni nuovo attacco crea nuovi sfollati umani… e nuovi animali lasciati soli.
La violenza delle guerre si riflette inevitabilmente anche su creature che si trovano coinvolti nelle vicende umane, non ne hanno colpa e non hanno voce per chiedere aiuto.
In questi giorni tra evacuazioni di massa, chiusure dello spazio aereo e bombardamenti, la situazione degli animali in Medio Oriente sta diventando davvero molto critica.
L’esodo dal Golfo e l’effetto sugli animali domestici

Con la rapida escalation militare, molti governi hanno invitato i propri cittadini a lasciare numerosi Paesi della regione, tra cui Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Oman e Giordania. Le rotte aeree, tuttavia, sono sempre più limitate, e molti civili restano bloccati in attesa di un volo disponibile.
Le cancellazioni hanno superato le 43.000 in pochi giorni, lasciando 7,5 milioni di persone sospese tra hotel, aeroporti e porti bloccati.
Questo continuo movimento di residenti e lavoratori stranieri che cercano di lasciare il Golfo ha avuto una conseguenza collaterale: l’abbandono crescente degli animali domestici.
Alcuni proprietari non riescono a ottenere i documenti di viaggio, altri sono costretti a partire in fretta e senza possibilità di portare con sé un animale. Le restrizioni aeree e l’imprevedibilità delle evacuazioni rendono spesso impossibile includere un animale da compagnia nel viaggio. Di conseguenza, molte persone sono spinte a consegnare i propri animali ai rifugi o, peggio, ad abbandonarli.
L’ondata di abbandoni nei Paesi coinvolti dal conflitto
Situazioni simili si stanno verificando soprattutto nelle aree direttamente colpite dai bombardamenti dove i raid aerei hanno provocato panico diffuso e continue sirene d’allarme, la paura ha messo in fuga non solo le persone ma anche i loro animali.
I rifugi riferiscono un aumento significativo di arrivi e richieste di consegna di animali che le famiglie non riescono più a gestire a causa di evacuazioni, difficoltà economiche o chiamate al servizio militare.
Nelle strutture le richieste di abbandono hanno superato quelle di adozione, e le donazioni sono crollate, mettendo in crisi la capacità di gestione degli animali già ospitati.


In Israele, Libano e Iran, dove alcune aree vengono pesantemente colpite, i rifugi faticano a garantire cibo, cure veterinarie e spazi sicuri per il numero crescente di animali abbandonati o feriti durante gli attacchi.
Gli operatori parlano di animali terrorizzati dalle esplosioni, molti dei quali scappano e si perdono o arrivano gravemente feriti.
I casi estremi: eutanasie richieste e animali lasciati ai confini
L’impennata delle tensioni militari ha portato a casi estremi: alcune persone, impossibilitate a portare con sé l’animale e incapaci di trovare un rifugio disponibile, arrivano a richiedere l’eutanasia nei Paesi più colpiti. Non si tratta di una scelta di leggerezza, ma della disperazione di chi teme che il proprio animale muoia di stenti o rimanga ferito nei bombardamenti.

In altre situazioni, soprattutto nelle aree di confine dove si concentrano gli sfollamenti, alcuni animali vengono semplicemente lasciati in punti di passaggio, sperando che volontari o associazioni riescano a recuperarli. I confini tra Libano e Israele, ad esempio, sono diventati luoghi spettrali dove animali domestici affamati si aggirano dopo che i loro proprietari hanno abbandonato le città evacuate.

I volontari: l’ultima linea di difesa
Nel mezzo del caos, i volontari stanno diventando il punto di riferimento per animali lasciati a sé stessi. In Libano, dove molte città del sud sono state svuotate dai bombardamenti, gruppi di cittadini percorrono villaggi deserti per nutrire cani, gatti e uccelli lasciati indietro nella fretta della fuga.
Le immagini raccontate dai volontari sono strazianti: animali scheletrici che rovistano tra le macerie in cerca di cibo, altri feriti e incapaci di muoversi, e intere comunità animali che dipendono dagli aiuti umani per sopravvivere.

Molti attivisti si espongono a rischi enormi pur di non interrompere i loro giri di distribuzione del cibo. Alcuni affrontano raid aerei, altri attraversano strade bombardate. Eppure continuano, consapevoli che senza di loro centinaia di animali morirebbero in pochi giorni.
Un’emergenza destinata a peggiorare
Con il conflitto che non accenna a diminuire – bombardamenti, incursioni e scambi di missili coinvolgono ormai gran parte della regione, dal Libano alla Penisola Arabica, fino all’Iran – gli esperti temono che l’emergenza animale sia solo all’inizio.

Le organizzazioni attive sul campo lanciano appelli continui per donazioni, volontari e sostegno logistico, ma le loro risorse sono limitate. Ogni nuovo attacco crea nuovi sfollati umani… e nuovi animali lasciati soli.
Il rischio è che, se la crisi dovesse prolungarsi, il numero di animali abbandonati diventi ingestibile e che intere popolazioni di cani e gatti randagi si trovino a convivere con fame, malattie e rischi ulteriori derivanti dalla guerra.
Non dimentichiamoli
Gli animali non comprendono la geopolitica, non sanno perché all’improvviso le strade si svuotano o perché le esplosioni scuotono le loro case.

Sanno solo che qualcosa è cambiato e che il loro punto di riferimento – gli esseri umani – spesso non può più occuparsi di loro.
Oggi, mentre i governi organizzano operazioni di evacuazione e i civili fuggono verso porti, aeroporti o confini, migliaia di animali rimangono indietro. L’appello dei volontari è chiaro: non dimentichiamoli. Perché anche nei momenti più bui della storia, il modo in cui trattiamo le creature più fragili dice molto di chi siamo.
Come aiutarli?
Ma la domanda che da senso a questo articolo è: “Come fare arrivare loro degli aiuti?”. Ebbene, essendo la situazione davvero molto complessa, possiamo segnalare solo realtà animaliste o persone con le quali siamo direttamente in contatto e che si trovano in Libano, ve le indichiamo qui sotto.
Milano, 12/03/2026 – Daniele Pica
