LEGISLAZIONE CLIMA OSTACOLATA IN U.S.A. DA AZIENDE ZOOTECNICHE

Aziende statunitensi di carne e latticini bloccano la legislazione sul clima

La condizione delle mucche negli allevamenti intensivi

Secondo uno Studio della New York University pubblicato sulla rivista Climatic Change, le aziende statunitensi di carne e latticini agiscono di comune accordo per bloccare la legislazione clima che potrebbe limitare la loro produzione. 


Il riconoscimento di un nesso causa-effetto tra agricoltura animale e cambiamento climatico, nonché un’efficace azione politica atta a combattere il cambiamento climatico, potrebbero infatti avere come conseguenza la limitazione della produzione di prodotti di origine animale, mettendo così a rischio gli interessi economici delle aziende.

Le aziende incriminate

I ricercatori della New York University, utilizzando 20 domande a risposta affermativa o negativa ed una varietà di fonti, hanno valutato le dieci maggiori aziende statunitensi di carne e latticini quanto a trasparenza dei rapporti sulle emissioni, impegni di mitigazione, influenza sull’opinione pubblica e sulla politica. Secondo i dati raccolti, due aziende, Tyson e National Beef, si sono occupate in maniera più assidua, minimizzandola, della questione del cambiamento climatico.

Il contributo negativo degli allevamenti al cambiamento climatico

Ma tutte hanno contribuito, seppur in misura diversa, a minare le politiche legate al clima, negando o comunque ridimensionando il legame tra agricoltura animale e cambiamento climatico. Oliver Lazarus, uno degli autori dello studio, ha dichiarato: “Le più grandi aziende produttrici di carne e latticini negli Stati Uniti, hanno speso una notevole quantità di tempo, denaro e sforzi per minimizzare il legame tra agricoltura animale e cambiamento climatico e in generale per combattere la politica climatica”.
In particolare, si stima che sei aziende di carne e latticini abbiano speso complessivamente circa 200 milioni di dollari dal 2000, esercitando annualmente pressioni su questioni legate al clima. I ricercatori hanno inoltre esaminato le trentacinque più grandi aziende di carne e latticini del mondo.  

Di queste solo quattro, ossia Dairy Farmers of America (USA), Nestlé (Svizzera), Danish Crown (Danimarca) e Danone (Francia) si sono impegnate esplicitamente a raggiungere emissioni zero entro il 2050.

In generale, questi impegni si sono però focalizzati sulla mitigazione del consumo di energia, prestando invece poca attenzione ad emissioni (ad esempio metano) derivanti dall’uso di animali e del suolo, che contribuiscono in misura maggiore al riscaldamento globale.

“Se si guarda alle singole aziende e al modo in cui affermano di lavorare sul cambiamento climatico, i loro sforzi di mitigazione si concentrano sull’anidride carbonica, che è una piccola frazione delle loro emissioni lungo le catene di approvvigionamento”, ha dichiarato McDermid, ricercatrice della New York University. “Dovrebbero parlare di metano, che è il gas serra più potente, soprattutto quando si tratta di mucche”, ha aggiunto.

La condizione degli animali negli allevamenti intensivi

Secondo la ricerca, le tre società con le maggiori emissioni in termini assoluti risultano essere JBS (Brasile), Tyson e Cargill (entrambe Stati Uniti).

Nel frattempo la stessa JBS (Brasile) e Smithfield (Cina) avrebbero annunciato il loro impegno a diventare ad emissioni zero, segno forse che la crescente attenzione della scienza e dell’opinione pubblica al tema del cambiamento climatico può esercitare una qualche pressione sulle aziende, anche se resta da vedere se e come questo impegno verrà conseguito.

Non va inoltre sottovalutato il potere in mano al consumatore, che con le proprie scelte può indirizzare aziende e governi. Perché scegliere una dieta 100% vegetale e boicottare prodotti di origine animale non vuol dire solo salvare gli animali e tutelare l’ambiente, ma anche prendere posizione contro aziende potenti e senza scrupoli.

Abbiamo parlato di clima anche qui!

Alessandra Tedeschi

Milano, 04/05/2021 – EB

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