CACCIA E MORALE

Penso sia più opportuno fare un discorso sulla caccia che si basi sull’ontologia della morale, per poter capire quanto possa essere rovinosa tale “disciplina “, e non solo per gli animali ma per l’uomo stesso!

Non ritengo opportuno avvalermi di statistiche, dati e numeri per poter spiegare quanto la caccia sia da considerarsi dannosa, inaccettabile e sbagliata per un essere umano dotato di logos. Credo, tutt’al più, che i dati possano essere usati per rafforzare il concetto, qualora ce ne fosse bisogno.

Facciamo un passo indietro tornando agli inizi del pensiero umano, cercando di sfatare, inoltre, il mito che vede la caccia come mezzo di sostentamento per la sopravvivenza. Ovidio ne ” Le Metamorfosi “, ci narra che fu proprio lui, Pitagora, filosofo presocratico, il primo a sostenere che cibarsi di carne era un inutile spargimento di sangue.

” Coloro che uccidono gli animali, e ne mangiano le carni, saranno più inclini a massacrare i propri simili.”

Ovidio

V sec. a.C, Empedocle, di fatto, riteneva la causa “dell’imbruttimento umano” proprio la caccia, affermando che essa fu il punto d’inizio della violenza umana. È da essa che nacque l’arte della guerra e che, secondo il filosofo, gettò l’uomo in una sorta di negativa regressione. Anticipò i nostri tempi spendendo parole ben poco lusinghiere sull’allevamento, che riteneva essere una conseguenza della caccia. Emblema della morte, della sopraffazione e della violenza sugli animali, lo condanna assieme alla guerra, sostenendo l’estirpazione di quest’ultima partendo dall’eliminazione di azioni violente di minore entità, quali proprio la caccia, l’allevamento e il mangiare carne.

Animale ferito a causa della caccia

Nei secoli sono stati innumerevoli i personaggi degni di nota che hanno anteposto una scelta consapevole ed etica all’uccisione di animali innocenti: Platone, Diogene il Cinico, Ovidio, Seneca, Marco Aurelio sono solo alcuni che si sono contraddistinti per aver portato avanti questa causa in epoca classica. Poi ci furono Leonardo da Vinci, Michelangelo. In epoca più recente possono annoverarsi, tra gli altri, Pascal, Tolstoj, Tesla, Einstein e Hack. Alcuni, tra di Voi, staranno già pensando che anche tra gli estimatori della caccia si possono trovare nomi illustri, vero: il faraone Tutankhamon, Federico II di Svevia, Lorenzo de Medici, Puccini, Hemingway, Montanelli e Clapton.

Arrivati a questo punto sta a Voi scegliere!

Come diceva Immanuel Kant:

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e accuratamente la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.

Il dramma della caccia – Foto Lav

.. e, prendendo come monito l’esortazione Latina di Orazio, “Sapere Aude”, vorrei esortavi a trarre le dovute conclusioni. Tutti abbiamo una morale, una coscienza, un’anima. A lei dovremo rendere conto delle nostre scelte e, nel farlo, magari, cercare di rispondere ad una domanda che Tolstoj si fece più di un secolo fa:

” Ma allora perché se l’illegittimità, ovverosia, l’immoralità del cibo animale è nota all’umanità da così gran tempo, gli uomini non sono ancora pervenuti alla consapevolezza?”

Un suo coevo, Nikola Tesla, potrebbe ideologicamente continuare la disquisizione con questa sua conclusione: ” Alla luce di questi fatti tutti gli sforzi dovrebbe essere fatti per fermare lo sfrenato e crudele massacro di animali che è distruttivo per il nostro morale.”

2500 anni dopo siamo ancora qua, a combattere al fianco di Empedocle per cercare di porre rimedio ad un errore troppo grande perché lo si possa lasciar correre, poiché non c’è nulla di etico, né tantomeno di morale, nello scaricare 3000 tonnellate di piombo all’anno nell’ambiente, per soddisfare un macabro piacere.

Per approfondire l’argomento, ti riamandiamo alla consultazione della nostra rubrica Verità Svelate.

La LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia – si occupa da anni di contrastare questo fenomeno.

Roberta Seva

Milano, 15/04/2021 – EB

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